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Collisioni Festival, Alberto Angela, io e il cocomero

 

Sto ascoltando la lezione con interesse, ma ogni tanto prendo il cellulare per scattare una foto o rispondere a un messaggio.

Lui dal palco mi guarda e fa l’espressione “dai, stai attenta” -l’ho vista sulla faccia di tutti i miei professori, la decifro bene- e io gli faccio lo sguardo “scusa era solo un messaggino metto giù il telefono”.

Collisioni Festival. Sul palco c’è Alberto Angela che parla di Leonardo e della Gioconda.

Il nostro rapporto sta partendo con il piede sbagliato.

La ragazza accanto a me è davvero agitata, sospira spesso, ride troppo alle battute e quando lui ammicca fa un verso.

“Mmmhssshh”

Pieno godimento, o Hannibal Lecter, ma una cosa non esclude l’altra.

La piazza è stracolma, lui divulga fortissimo e sconvolge gli ormoni degli sapiosessuali.

Io ripenso a questo blog abbandonato negli scantinati del web, aggiornato poco e male, ma che non chiudo, perché ogni tanto ho voglia ancora di scrivere, spesso ho voglia di rileggere ciò che ho scritto e perché ogni giorno c’è almeno una persona che legge questo post del 2012:

Alberto Angela, ovvero, quanto è sexy l’antropologo

(Che poi, aiutatemi: è antropologo? Non ho voglia di sbattermi a cercare)

La spocchiosa principessa gné gné che c’è in me gongola nel sapere che in qualche modo sono una delle prime ad aver colto il potenziale di Alberto (È come con gli ex che diventano fighi dopo che li hai lasciati) e guarda con superiorità l’orda di fan che lo acclama.

Ragazzi io è da mo’ che ve lo dico.

Comunque siamo qui. Io lo guardo e mi riempio di conoscenza mentre mi continuano ad arrivare messaggi, ma rispondo solo quando lui guarda dall’altra parte (scusa eh Alby, ma i miei fan, come i tuoi, sono incontenibili).

La domanda anzi, la richiesta che mi arriva dagli amici è la stessa per tutti.

Rido, mi imbarazzo, rido, ci penso, rido, guardo Alberto, sorrido estasiata.

Ma lui mi ha già beccata come quella che in classe si distrae sempre, devo trovare il modo per riscattarmi.

Sono in coda per farmi autografare il suo libro e medito:

Un commento arguto? Una sagace battuta? Profilo basso? La butto in vacca?

(Elena, concentrati, sono il tuo cervello, ascoltami: profilo basso è la risposta esatta. Saluti sorrisi e te ne vai educatamente, ok? Si? Brava ragazza)

Sono davanti a lui. Firmacopie serrato.

Saluto, sorrido, stringo la mano, mi presento e…”Alberto abbiamo un problema. I miei amici mi hanno detto di farmi divulgare tutta”

Scavare un buco.

Adesso come minimo mi interdisce da tutte le sue conferenze.

Invece ride.

E mi saluta guardandomi negli occhi, ma non decifro più niente. Sono la versione “ho portato un cocomero” di me stessa, ma più felice e leggera.

Esco pregna di conoscenza mentre in lontananza sento “mmmhssshh”.

Povero Alberto, spero stia bene.

 

 

 

Recensione & Riflessione

“E l’inizio arrivò in coda” di e con Daniele Silvestri, Pino Marino e i Soliti Noti.

Trama: Daniele e Pino stanno preparando uno spettacolo che andrà in scena quella sera. Suonano, cantano, ci pensano un po’, ricevono messaggi in segreteria. finiscono le prove, inizia lo spettacolo. l’inizio arrivò in coda. ora è chiaro?

Svolgimento: dai non ve la faccio lunga. non vi descriverò nè scene nè scaletta dei pezzi. non riporterò brani di dialogo. Vi dirò però che lo spettacolo si articola bene, tra gag e momenti seriopoetici (vi piace seriopoetici? l’ho inventato adesso!!!). Suonato daddio, ma ciò è quasi scontato.

Belle emozioni, insomma, ed è quello che conta.

Direi che è tutto.

Ah, no,  scusate, ho un messaggio per Daniele:

Sto giro devo chiederti scusa. Perchè io arrivo, vedo lo spettacolo, se riesco passo a salutarti e morisse che ti (vi) dico “bravi, bello spettacolo”. Lo considero implicito. Ma guarda, tiggiuro, è come se ve lo dicessi. Si certo, ieri, sono arrivata e non ho cagato nessuno perchè quando ho visto il palco ho deciso che ci dovevo salire (voi che leggete: avete presente quella sensazione lì? quella del palco che ti chiama? e la vista che si gode da lassù?). vabbè, però dai, mica ti offendi, no?

in realtà con questo post volevo tentarmi la carta della lusinga random: “oh ma sai che ti ho trovato proprio bene? in formissima, guarda. si forse un’ombra d’argento nei capelli, ma no, era il riflesso della luna. tu sei identico a dieci anni fa, non un giorno in più. anzi sei ringiovanito! ecc..” per cercare di salvare un po’ la situazione.

ma è più forte di me, non riesco a fare i complimenti perchè i complimenti e le lusinghe mi suonano sempre falsi, anche se non lo sono.

E mi rendo conto che, quando c’era da dire “non mi è piaciuto”, l’ho sempre detto.

Il mio “non mi è piaciuto” vale quanto il mio “mi è piaciuto” o pesa di più? oppure valgono zero entrambi, perchè è un commento tra migliaia?

mi sto infilando in un discorso più grande di me, ma volevo arrivare al “non si può essere amici delle rockstar”. ed è vero. non c’è tristezza in sta cosa: io ho i miei amici, le rockstar hanno i loro. mi è dispiaciuto non farvi i complimenti perchè è stato davvero un bello spettacolo e siete stati eccellenti. ma ora della fine mi sono accorta che tu avrai dormito lo stesso, come io ho dormito lo stesso. non ti sarai girato nel letto pensando “oddio, ma Aquellatiziachevedodaunavitamachenonmiricordocomesichiama sarà piaciuto?” come non penso che prima di un concerto in una città particolare pensi “siamo a Castellammare di Stabia, di solito qui viene Gennaro con il suo amico Rino”.

No. ed è meravigliosamente normale.

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