Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivio per il tag “amore”

L’amore

Ci sono amori che a  volte sfuggono, sembrano spariti dalla nostra vita, poi d’improvviso riappaiono.
Basta un incontro casuale, uno sguardo lanciato, una risata strappata e il cuore riprende a battere.
Negli ultimi anni ho lasciato da parte un grande amore. La passione sembrava essersi acquietata, mi crogiolavo nei ricordi e in ciò che era stato.
Poi è tornato e sembra che non sia passato un secondo dall’ultimo incontro.
I libri.
Leggere.
Perdersi nelle pagine.
Riporli nella libreria con un sospiro d’addio.
Dall’inizio dell’anno ho letto tredici libri. Sono pochi, rispetto a quanti ne leggevo nello stesso tempo anni fa, ma sono tantissimi se penso a come è stato il mio rapporto con la lettura da quando è nato Polpetta.
Le mamme lettrici fanno sì con la testa, lo sanno che per un bel po’ le priorità sono altre e il cervello deve adattarsi ai nuovi ritmi.
Ho ripreso piano piano, poi ho avuto un’esplosione, una botta di vita.
Complice anche l’apertura della Libreria Volante.
Quando a giugno ho visto che stava riaprendo una libreria indipendente in centro ho scosso la testa pensando: non sanno che follia stanno facendo. Poi la curiosità mi ha fatto varcare la soglia e ho cominciato a comprare nuovi libri e a leggerli e a voler leggere sempre di più.
Mi sono innamorata di nuovo. Dei libri, delle storie, della pace che provo leggendo e dei librai.
Si anche dei librai.
So che state pensando: “saranno due bononi mori e sexy”.
No. Sono una coppia di adorabili folli. Si amano e amano i libri. E sanno farsi amare.
Cosi mi sono trovata ancora a leggere e a partecipare a qualcosa di bello.
Una sera ho perfino letto ad alta voce davanti a un pubblico brani della migliore letteratura erotica mondiale.
Non mi era mai capitato.
E adesso ho appena chiuso l’ultimo libro acquistato.
Domani tornerò a cercare qualcosa di nuovo da leggere.
Berrò un caffè con Serena, la libraia, e mi farò consigliare qualcosa di bello.
È anche grazie a loro che mi è tornata la passione, che ho recuperato il gusto. Ho ritrovato un grande amore, non posso farlo fuggire ancora.

Per chi volesse conoscerla qui trovate il link http://www.lalibreriavolante.it

Pensieri dell’alba meno un quarto

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Stamattina,  all’alba meno un quarto sento Lui che traffica in camera. Sta preparando la borsa per una trasferta lampo che gli hanno comunicato ieri sera. Non ricordo la destinazione.
Melfi, mi dice, ma non sono ancora sicuro di partire.

Io sono già oltre. All’alba meno un quarto di un giovedì mattina il mio cervello  ha pensato queste cose:
1. C’è un bel museo a Melfi, dentro un castello. Però dubito che riesca ad andare a vederlo. Non glielo dico.
2. Alla Fiat di Melfi lavora il figlio di mio cugino. Vai alla Fiat? Chiedo. Mi dice si e allora io dico la cosa più ovvia. Allora cerca à Ppietro che sta là e magari stasera ti porta pure da zia e ti magni i troccoli. (Quando parlo dei parenti di giù mi viene sempre uno pseudo accento pugliese che ai pugliesi veri suona come a me Aldo che dice “è Buona questa cadreck”)

Poi ho fatto  un attimo di silenzio  perché  mi è venuta la tristezza perché  Lui doveva partire.
Non ho pensato a niente per un po’. Se non ai baci e ai saluti  e a bere un caffè insieme. Le solite cose, insomma.

Lui è uscito. Dopo dieci minuti ho pensato a

3. Però se va giù  magari un piatto grande di terracotta  con su il galletto…
4. L’origano!  L’origano! Gli scrivo un sms. Non all origano. A Lui.
5. Ma anche dei taralli, delle orecchiette
6. Adesso chiamo mio cugino e gli dico di dire a suo figlio di cercarlo per tutto  lo stabilimento. Che sarà  mai.
7. Anche un sei bicchieri non sarebbero  male.

Per ora sono ferma qui. Non voglio che parta, ma se dovesse partire ho già le richieste pronte. Vi serve qualcosa “da ggiù?”.

Non risponde. Perchè?!

il suggerimento di oggi mi arriva da un paio di amiche alle prese con l’amore, o la ricerca dell’, ai tempi di Whatsapp. Mi chiedono: perchè a un certo punto lui smette di rispondere? perchè sparisce per un giorno intero? io dico la mia, ma aspetto i vostri consigli.

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Don Giovanni secondo Filippo Timi – recensione

Lo so, sto per recensire uno spettacolo che è in scena da più di un anno, ma io l’ho visto ieri, quindi lo recensisco ora.

(Sempre per il fatto che il blog è mio ecc…)

Esempre perché è il mio blog lascio perdere i discorsi sullo studio del testo,  la ricerca attoriale,  i richiami pop, il gusto per l’improvvisazione che va a richiamare l’origine della commedia dell’arte e il Vesti la giubba iniziale che è una chiara dichiarazione di intenti ecc..
Vi dico cosa troverete
Attori bravi. Davvero bravi. Non pensate che sia poco. Siamo abituati ad attori “centovetrinisti” che finiscono tutte le frasi con l’H. Finalmente degli attori che recitano. Con la voce, con il corpo – si tanto tanto corpo – e Filippo Timi che ci ha presi uno per uno a noi del pubblico e ci ha fatti innamorare di lui. L’ha fatto e lo sa di averlo fatto. E lo somche ci gode un sacco. Io pure ci goderei.
E visto che siamo in argomento.  Ci troverete ORMONI in questo spettacolo.  Orde di ormoni. Quelli di Don Giovanni,  certo, ma anche i vostri,  sopiti dell’inverno o dalla vita. O anche non sopiti. A un certo punto vi sembrerà di avere accanto un pupazzone blu tipo quello di Monsters&Co. Eccolo lì.  Ormonite. Tenetelo vicino,  ma non guardatelo troppo se non volete pagarne le conseguenze.

Penso che la sigaretta fumata all’uscita del teatro sia da considerare una after sex cigarette. Grazie Filippo, è stato bello. Si ci sentiamo.  Chiamami tu quando sei in zona. Ciao eh.

Ehm, scusate.

Dicevo. Ormoni, cose, aspetta…ah si.

Costumi. Maestosi, kitchissimi e pesantissimi. Cappotti di parrucche, gonne cosi ampie da nasconderci sotto degli uomini,  bustini e latex come se piovesse.

E poi le risate. Si ride tanto e i brividi arrivano come docce fredde e appena sei intristito abbastanza altra botta di risate e via così.  Esci per forza spettinato da uno spettacolo cosi. Esci spettinato e contento.

Le cose da recensore vero le salto davvero perché non mi ricordo più niente di tutto ciò che ho studiato all’università.
Lo trovate in scena fino al 9 marzo, al Franco Parenti di Milano (oh poi non so se è da qualche altra parte,  cercatevelo)

Schiaccia qui per avere le info

Ho detto tutto.

Filippo io e te ci sentiamo vai tranquillo, lo sai che se hai voglia, anche solo per un caffè, insomma dai…chiami tu allora? Si si, io ti aspetto. No, nessun altro uomo, aspetto te. Quando vuoi, davvero. 
Son tuah  per sempreh, forevah.

Sono solo arrabbiata perché nessuno ha stellinato questo mio tweet di ieri pomeriggio

Io ti amo Filippo Timi sono al posto 24 fila O se vuoi limonare pure me #teatroparenti #dongiovanni

Beggars can’t be choosers

ho deciso di scrivere un po’ di post su suggerimento. voi mi consigliate l’argomento e io scrivo un post.

l’idea è la vostra, ma l’opinione è la mia

il primo post me lo consiglia Silvia e mi dice “Aspettative”

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Ridere di te – Paolo Vallesi. Analisi e commento.

Con i ragazzi va così non va mai bene come sei e anche se dici ancora si, sognano sempre un’altra lei e ridono di te che non ti difendi mai 
Entriamo subito in argomento. I ragazzi sono così,  fermi nell’immobilita ancestrale del loro genere. Pare che l’homo sapiens abbia determinato tutte le caratteristiche del maschio medio e, anche ai giorni nostri, tali caratteristiche siano intatte.  Abbellite, educate, ma intatte. Quindi se i maschi -qui addirittura in gruppo- hanno deciso che sei così – come? Lo vediamo tra poco – son cazzi tuoi. Punto. Non sperare che cambino idea. Io ti ho avvisata. Io Paolo Vallesi, intendo.
E in più aggiunge: anche se dici ancora si sognano sempre un’altra lei.
Ah allora è questa storia? Questa cazz di vecchia storia.
Tu dici di si. Non sei come le altre. Sei indipendente,  non lagnosa, non gattamorta e lui -loro- sognzno un’altra.  E te lo dicono pure. E in più tra loro ti perculano, perché lo sai cosa si dicono, tra loro, eh? Come ti considerano, eh?
È chiaro. Paolo Vallesi era protagonista di una campagna per a favore del gattamortismo e della castità delle adolescenti femmine.
Con l’intimidazione.
Con il “se fai così sei una zoccola”.

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Quella cosa dell’innamorarsi

Finirà mai quella  cosa dell’innamorarsi? 
Non di amare, quella non si spegne e sopravvive a gioie dolori assenze e presenze. Dico proprio l’innamorarsi.
Quei crush che ti prendono. Che un mattino guardi tuo marito e c’hai il batticuore e il sorriso scemo. O incroci lo sguardo di un passante e speri di incontrarlo ancora, come alle superiori aspettavi l’intervallo per rivedere il figo di turno.
Quella roba che ti fa ascoltare canzoni smielate e dire stupidate.
La cotta che ti prende per un tizio in tv, o per uno che nemmeno conosci. Quella roba lì dell’innamorarsi finisce, a un certo punto?
Oppure a sessantanni mi troverò a languire perché  lo sciuro tal dei tali mi ha sorriso?
O l aitante fruttarolo
O l ammaliante ortopedico che mi sistemerà la spalla sinistra.
Finirà mai quella cosa dell’innamorarsi? 
Mah.

Dolore rabbioso

devo scrivere di uno che soffre per un amore mancato.
ma soffre proprio di brutto e distrugge cose per il dolore e la rabbia.
mi son detta: pensaci, ti sarà capitato. ricordati com’era e ti verrà.
provo, provo, ma non riesco.
penso a Truciolo che si agguantava la ex lasciandomi cornuta e mazziata (quante lacrime, quante) e penso solo “babbè eravamo ragazzi, che sarà mai”.
penso a E. che mi propone un appartamento fuori città e penso solo “povero coglione”.
penso al Laureato e a mrs Robinson e provo solo compassione.
penso a me che smetto di mangiare e di vivere per mesi per colpa di M. e sospiro pensando al mondo bello che ho visto poi.
un po’ l’ottimismo, un po’ il tempo, un po’ la scarsa memoria, chi lo sa, ma proprio non ritrovo quel dolore.
eppure c’era. era lì.
e ho scritto quintali di parole e ho annegato chiunque nelle lacrime.
dov’è quella rabbia? dov’è quel dolore?
quella sensazione di oppressione alla bocca dello stomaco e i pianti ininterrotti.
non mi sto lamentando, sia chiaro, ma mi servirebbe.
qualcuno di voi mi aiuta?
fatemi incazzare, fatemi sentire tradita.

grazie

(poi quando ho scritto vi avviso e facciamo che mi consolate per bene)

una storia d’amore di rabbia e boh

sto scrivendo un nuovo libro. avrà una forma strana, vari racconti, ma che narrano un’unica storia. come se fosse un concept album degli anni 70. ovviamente il tema è la musica, o meglio, i musicisti, le band, le groupie. insomma, una storia che sto raccontando da un bel po’. questo è uno dei racconti, a circa metà della storia.
non vi spoilero nulla, tanto è evidente che le cose andranno così fin dall’inizio.
aspetto commenti e giudizi.

 

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una cosa da ricordare

oggi ho visto mio figlio accarezzare il viso di mia nonna.
(ha anche cercato di rubarle il naso)
novantun’anni di differenza e si sorridono, e si toccano.
ci sono cose davvero meravigliose nella vita.
sono felice di averlo visto.

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