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L’attore preferito

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Oggi Dustin Hoffman compie 80 anni.

Leggendo articoli e rivedendo spezzoni di film ho cominciato a pensare che sì potrei tranquillamente dire che Dustin è il mio attore preferito.

Certo De Niro è eccezionale, Al Pacino incredibile, ma Dustin mi piace di più.

È come una “scelta di campo”. Io sto con Hoffman.

Mettetemi Gassman, Mastroianni e Tognazzi. Io li amo tutti, ma scelgo Ugo.

La Melato? Pazzesca, ma Monica Vitti lo è di più.

E quindi mi sono chiesta: l’attore preferito dice qualcosa di noi?

Penso di sì. Più della musica che ascoltiamo e delle letture che facciamo. Gli attori -e inevitabilmente i loro personaggi- sono il nostro specchio.

E voi chi siete?

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Lettera all’asilo di mio figlio

Caro asilo,

O scuola dell’infanzia, come è giusto chiamarti.

Avrei voluto scriverti questa lettera gli ultimi giorni dell’ultimo anno scolastico, ma ho imparato che le cose belle vanno dette subito.

Volevo dirti grazie perché il mio bimbo sta crescendo sereno e felice anche grazie a te (sì, sei un involucro che racchiude tutto. Dicendo “asilo” intendo tutte le persone che ne fanno parte, le loro idee, le loro capacità. Chiusa parentesi). Papà ed io affidiamo il nostro figlio maggiore ogni giorno a te e torna a casa stanco, felice, con le mani impiastricciate. Un nano ogni giorno più grande.

Nelle ore che passa lì, molte più di quelle che passa con noi, purtroppo, cresce, si confronta, vive avventure.

Grazie alle tue maestre che sanno trovare i modi migliori per riempire le sue giornate, il suo cervello e il suo cuore.

Grazie alle cuoche che ogni giorno preparano cibo sano e gustoso (dannate cuoche, ogni volta dice “è più buono quello dell’asilo”. Insegnatemi a cucinare!)

Grazie a chi pulisce. Ogni giorno nostro figlio vive un ambiente sano anche da quel punto di vista (non garantisco per casa, soprattutto certi giorni in cui lascio un po’ tutto allo sbando).

Penso non sia facile gestire un asilo. Ci sono tante piccole persone da crescere, da far crescere bene. E ci sono spese da affrontare, progetti da seguire, conti da far quadrare.

A me piacciono le cose che si possono vedere e toccare. In questo ultimo anno, caro asilo, sei migliorato esteticamente e molte cose sono state fatte (so che se ne faranno ancora). Sì, lo so che gran parte del lavoro l’ha fatto il presidente che, nonostante sia caotico, chiacchierone, e “faccio tutto io” sta dando una bella svegliata a tutto quanto.

Grazie perché fai crescere anche me, mi permetti di conoscere nuove persone, di scoprire genitori che, come noi, non vogliono altro che i loro bambini siano felici.

Non faccio la maestra di lavoro, non so nemmeno colorare senza uscire dai bordi, non so come si possa organizzare un posto con cento teste, cento idee tutte diverse.

Forse qualcuno non ne è felice, forse qualcuno pensa “io farei così”. A volte ho pensato anche io “si potrebbe fare…” Ma io sono una mamma. Aiuto dove posso. Cerco di contribuire attivamente aiutando nelle feste, raccontando agli amici che cercano un asilo per i loro bambini quanto sia bello l’asilo Antonio Nava. Dal nido alla materna.

Certo, nessuno è perfetto, ma è normale. Chi di noi fa tutto alla perfezione? Io no. E penso nemmeno voi.

So che mio figlio è felice. Se non lo fosse non lo terrei lì. Ma anche se non lo fossi io. Perché è la sua serenità che mi fa da termometro.

Ed è la mia fiducia che me lo fa lasciare serenamente ogni giorno.

Se non ci fosse, se anche solo un aspetto (maestre, didattica, cibo…) Non mi convincesse me ne andrei.

E spero continui così, perché so che hai rischiato di chiudere e sarebbe stata una grande perdita.

Scusa se ti ho tediato. Adesso torno alle mie faccende.

Ho scritto 500 parole e forse bastava dire: grazie

la stella

sabato sera, balcone di casa.

sulle sedie di legno due bambini, non hanno ancora cinque anni.

sono già in pigiama e hanno i piedi nudi – li fanno penzolare  –

il più piccolo dice all’amico:

“vedi quella stella lassù? quella che brilla? è la mia nonna bis”

“anche la mia nonna bis è una stella!”

“ma come fanno le nonne a diventare stelle?”

“io lo so! le sparano con il cannone”

“sì, fanno bum e vanno nel cielo!”

silenzio contemplativo di entrambi, adesso è il più grande a parlare

“e se invece…e se invece c’è un lupo che le mangia?”

“si! e la pancia del lupo diventa grande…”

l’agitazione sale, fanno grandi gesti con le braccia

“e poi esplode!”

“e lancia la nonna nel cielo che diventa una stella!”

“sì, deve essere così che le nonne bis diventano stelle”

“già”.

 

Fragola

Finita la ceretta l’estetista mi ha messo la crema, come sempre. Non ho fatto caso al profumo, non subito. Poi mi sono accorta che è il profumo di un ricordo, ma quale?

È un ricordo di inverno, perché mi fa freddo alla punta del naso, è un ricordo di baci perché lo sento sulle labbra, ma nella gola c’è il pianto.

Profumo di fragola. La fragola chimica dei cosmetici, non è una fragranza mia, e non è di qualcuno che ho intorno adesso. Quindi è molto tempo fa.

Si fa strada nella testa. Prende forma. Sa di gioia pura e di abbandono, ma sono sensazioni razionali che non hanno più risonanza emotiva.

Cerco di capire l’origine della fragolachimica e ritrovo un pacchetto di fazzoletti per bambini. Non ho mai i fazzoletti, non erano miei, ma me li trovavo in tasca.

Me li davi tu. Perché era inverno e faceva freddo. Ci baciavamo tanto e ridevamo tantissimo. Abbiamo pianto anche tantissimo (apprezzalo, ho detto abbiamo, che il tempo equilibra emozioni e colpe, il tempo fa dire “è stata dura, ma che meraviglia che sia andata così”).

Ifazzoletti li comprava tua madre, per tuo nipote bambino. E il profumo è arrivato qui nel mio cervello attraversando gli anni e le vite vissute.

Ho annusato un ricordo, profuma di fragola.

Notte

La bruciatura sul sacco a pelo è grande come la punta del mio mignolo. Faccio attenzione a non rovinare i bordi.
Era la fine di maggio, alla fine di un pisolino pomeridiano; mi sono allungata per spegnere la sigaretta nella terra dietro a me mentre tu mi venivi vicino. Hai toccato la brace, ma non ti sei scottato. O non ci abbiamo dato peso.
Nel ricordo il sacco a pelo è aperto e noi siamo sotto, come una tenda, un gioco da bambini.
Ogni volta che lo uso la prima cosa che faccio è cercare quel buco, per essere sicura che ci sia ancora, per essere certa di averlo vissuto davvero.
P. Dormiva nell’erba poco più in là e noi ridevamo a bassa voce per non svegliarlo, ma ci ha sentiti lo stesso e si è girato e ci ha guardati sorridendo.
Stanotte dormo nel sacco a pelo rosso. Lo tengo chiuso. Ci sono solo io.

L’albero

Mi chiedo come sono arrivata fin qui. E come ci sei arrivato tu.
E come sia arrivato il bimbo biondo che dorme di là, mentre penso a queste cose.
“Uh ma come è biondo! E che occhi azzurri! Come mai? Da chi li ha presi? ”
Nessuno mi ha mai chiesto da chi ho preso i miei di occhi,  né il colore dei capelli.
Di lui me lo chiedono e io vorrei portare tutte le foto che ho. Di una e dell’altra famiglia, piene di biondi occhiazzurri.
Ci sono persone che non conosco in quei ritratti e in una manciata di anni ci saremo anche noi in foto simili.
Ho questa fissa da un pezzo. Scoprire le nostre storie,  per riempire tutto il percorso che ci ha portato qui. Vorrei arrivare indietro di cento, duecento anni. Di nonno in nonno, di occhi azzurri in occhi azzurri. In paesi mai sentiti. Sempre più a nord da un lato e sempre più a sud dall’altro.
Perché il punto esatto di arrivo -che poi è solo una tappa, una ripartenza – di questa storia dorme di là.

Messaggi e magliette

La donna ha superato la quarantina e cammina in senso contrario al mio. La noto perché è magra e molto abbronzata, di un’abbronzatura bella, di chi fa sport all aria aperta. Ha una tshirt con una scritta.
Io le leggo sempre le scritte sulle magliette, perché mi piace sapere che messaggi vogliono lanciare gli altri alla gente che li incontra.
Leggo. Sorrido. Poi ci penso e mi viene fuori una frase forte che userete contro di me, ma ve la dico lo stesso.
Ho detto: ve lo meritate il femminicidio, ve lo.
Lei, chissà,  quella tshirt l ha comprata pensando di essere furba, di aver capito il gioco dei maschi.

Di tutte le bugie che mi hai detto TI AMO è quella che preferisco.

Lo so, lo so. Magari è ironica, ma.
Non scherziamo.  Non sei furba se sai che lui ti mente
Non puoi passeggiare indossando un messaggio che fa di te, ad andarci leggeri, una tonta che si fida del primo stronzo.
Com’è che basta un tiamo per crederci? Perché un tiamo ti fa dimenticare le bugie?
E perché stai con lui?
Hai cosi bisogno di quel tiamo?

E poi ci si chiede come mai certe donne stanno con un uomo che le maltratta in vari modi.
Lo sapete che non sono una femminista mmilitante, ma la stupidità non la tollero.
Metti  una maglietta e pensi che male c’è,  ma se lanci un messaggio non pensare che venga ignorato.
Io non riesco a trovarlo divertente.

Voi?

Primolo

Vi avviso. Questo post molti di voi non lo capiranno, ma vi invito a leggerlo lo stesso.

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Ho visto la foto quassù,  ieri e mi sono emozionata. Sono rientrata nelle stanze della casa, salita sui letti a castello,  entrata nei bagni e nel refettorio. Mi sono fermata a fumare sul terrazzino e mi sono seduta all ingresso, come quella volta che ero seduta li e ho ricevuto un bacio per il buongiorno.  Ho guardato le scale che portano alla strada, l unica strada, e mi è tornata l ansia che mi prendeva al mattino quando si partiva per la gita. Ho risentito l odore che si sentiva nella tromba delle scale quando scendevi per la colazione.  Ho poggiato le mani e le braccia sulle tovaglie a scacchi bianchi e rossi, mentre qualcuno serviva perché era di turno. A me chissà,  forse, mi toccherà sparecchiare e lavare.
Le confidenze e le punizioni notturne in camerata, fatte ridendo, ricevute e impartite ridendo,  perché è il gioco delle parti, è una regola e non chiametela nonnismo.  I sacchi a pelo da rimettere nello zaino l ultimo giorno e i falò.  Mio dio i falò con la chitarra e quella sensazione lì,  che è futto bellissimo, tutto eterno, che ci ameremo tutti così per sempre.
E noi, forse, in qualche modo ci amiamo, nel ricordo delle cose condivise. Sicuramente amiamo quel posto per tutto quello che è stato, per la vita, anni e anni, estati e inverni, che ci abbiamo buttato dentro. E a me dispiace che  mio figlio non vivrà queste cose, si, certo,  ci saranno cose simili,  ma in altri luoghi,  sempre diversi, e non potrà conoscere un posto così bene, quasi sasso per sasso come lo conosciamo noi. Come lo abbiamo conosciuto.
Primolo. Ha un nome del cazzo, si, ma per me, per noi è qualcosa che emoziona e che ci fa sospirare e ci fa amare e ridere.
Potremmo passare una settimana intera a raccontare storie, a condividere i ricordi, a riguardare le foto così simili di noi, generazione dopo generazione,  nelle stesse pose, negli stessi posti.
Quanti hanno una foto scattata mentre si sta seduti sui gradini durante una partita di pallavolo? Si, quella, scattata un po’da lontano con qualcuno che è di sicuro dietro alla rete verde. O quanti hanno perso il ritegno rifacendo i frizzi davanti ai genitori che l ultimo giorno arrivavano a prenderci? E quanti hanno dormito nella doccia?
E le vesciche, la coda in bagno, la musica dallo stereo.  Il gioco notturno in pineta e il terrore di villa Anna. 
Gli scherzi (applausi ancora per la cassetta nello stereo nella camerata delle ragazze, avete la mia stima imperitura e mi dovete un paio d anni di analisi) e i gavettoni.
Gli innamoramenti e i litigi, le nuove alleanze,  le amicizie e i tentativi di fuga.
Posso continuare all infinito, ma meglio se mi fermo qui. Metteteci voi quello che volete.
Sarebbe bello se.
Si, davvero.
Sarebbe bello se.

Le cose che voglio

faccio i capricci quando voglio qualcosa, perchè penso mi sia dovuto. proprio come i bambini.

voglio una cosa

capriccio

la ottengo

sono una bambina viziata  e lo dico con non poca vergogna.

non mi piacciono le persone viziate.

e comunque, appena ottengo una cosa, mi sento in colpa, vado nel panico e non la voglio più.

Attività onirica con smartphone

stanotte ho sognato una marea di gente che conosco, o che conoscevo. sparsa in molti sogni perchè mi sarò svegliata e addormentata cento volte.

ricordo chiaramente di aver sognato il tizio dell’assistenza del programma che uso al lavoro. è vero che lo chiamo spesso perchè abbiamo un po’ di problemi, ma sognare di essere felice perchè il nostro ufficio era appena sotto il suo mi pare eccessivo.

però, vuoi mettere la comodità di urlare il suo nome e farlo arrivare a sistemare il pc? quando mi sono svegliata un po’ mi dispiaceva.

per un po’ mi è rimasta la sensazione di avergli telefonato e di avergli parlato davvero e ho controllato il cellulare per essere certa di non averlo fatto.

ho letto in giro che c’è molta gente che scrive sms nel sonno, non fatico a crederlo. una volta è successo pure a me. il testo era più o meno

 

coai sgndddgg nirtd oggi etataf kkhkhgk 🙂 🙂 :-O àpaàlsajg notte bacoi gvnn pustufatrunt \\!!! @#@@ 🙂

fortuna che l’ho inviato al marito e non al professore dell’università che mi seguiva per la tesi. perchè nella mia testa era per lui il messaggio.

e quante volte mi sono addormentata con il cellulare in mano e quante altre l’ho recuperato tra le coperte perchè suonava la sveglia e io sentivo una musica lontana lontana.

detto questo non smetterò di tenerlo vicino. sì, lo so che state per dire che la salute, il cervello che non stacca, la qualità del sonno…bla bla bla.

ve lo scrivo solo perchè sappiate che c’è il rischio di trovare al vostro risveglio un messaggio assurdo o una chiamata persa. siatene felici, vi sto sognando.

 

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