Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

un ultimo sguardo all’appartamento

un paio di mesi fa pubblicavo questa cosa pensando che da lì a poche ore avrei chiuso definitivamente una casa che avrei dovuto vendere – non la mia, tranquilli – e proprio nelle ore in cui pensavo come commemorare l’addio ho dovuto rimandare l’atto di vendita.

la rabbia e la frustrazione hanno riempito lo spazio dei sentimenti che avevo lasciato per la commozione e la commemorazione e per un po’ di giorni hanno spadroneggiato minando la mia psiche e quella altrui.

i problemi pratici che mi sono trovata ad affrontare poi si sono risolti e alla fin fine ieri ho chiuso la casa e la cosa.

chiavi in cambio di soldi.

no, non ero felice e gli ultimi istanti in quella casa non sono stati quelli che credevo – sì, le cose non vanno mai come uno se le era immaginate – perchè non ho avuto il tempo e la testa per alzare un’ultima volta lo sguardo e salutare tutto, come avrei voluto.

però non è detto che siano gli ultimi i momenti che dicono addio.

c’era l’addio quando ho svuotato la fioriera da tutte quelle infami palline di pietra e mentre con mio fratello recuperavamo quelle rotolate nel salotto.

c’era quando mi sono seduta con l’Elisa sul balcone ad aspettare.

o quando una squadra di persone sconosciute ha smontato tutti i mobili.

anche nella rapidità dei gesti di Lore che mi aiuta a liberare gli scaffali facendomi sentire il suo appoggio costante.

c’era addio nelle volte che sono entrata ed era tutto buio e mi aggiravo per le stanze a tentoni.

e quando abbiamo mangiato nel box su un tavolino da campeggio accerchiati da frigoriferi.

c’è stato ieri quando, appena dopo aver detto a Polpetta di stare fermo dov’era, ho alzato la tapparella e voltandomi l’ho visto farmi cucù da dietro la colonna e quando mi sono concessa di canticchiare “lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove” e lui ha riso e ha detto “nzone” (“canzone” nel gergo polpettoso).

e c’è nelle foto che ho conservato e negli oggetti stipati nella mia cantina.

le cerimonie non fanno per me, le firme sugli atti chiudono solo dei capitoli – o ne aprono altri – ma non sono la vera e propria fine. la fine comincia prima e quando si sa che si deve salutare qualcosa o qualcuno la fine è un lungo processo.

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