Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “luglio, 2015”

Come si dice addio a una casa?

non sono una di quelle persone che si affeziona agli oggetti – tranne che ai libri, ma i libri non sono “cose”, sono storie vive – e nemmeno alle case.

non ho fatto molti traslochi in vita mia e tutti così vicini al luogo in cui sono cresciuta da non farmi pensare che fosse una cosa definitiva. in fondo ero sempre LI’, a Casa.

tra due giorni, però, dovrò salutare per sempre un appartamento non mio, in cui non ho mai vissuto e nel quale sono entrata pochissime volte negli scorsi anni – moltissime, negli ultimi mesi -.

sento il bisogno di dire addio a quel posto, di fermarmi prima di chiudere tutto e lasciarlo al suo destino. forse perchè chi realmente perde quella casa non può più farlo, perchè la sua vita è altrove, anche se il suo cervello non lo sa.

e non so come dire addio a tutto. niente feste, niente casino. da festeggiare c’è poco. quasi nulla. vorrei forse che la casa capisse – come se fosse viva – che non la sto abbandonando perchè non la volevamo più, ma per permettere a chi l’ha amata e abitata – scelta, costruita, riempita di vita e di ricordi – di avere un futuro dignitoso, con meno pensieri possibili.

vorrei fare qualcosa e, contemporaneamente, non fare nulla. voglio prendermi mezzora di silenzio e guardare ogni angolo. sarà una cosa difficile da fare? piangerò? come mi sentirò dopo?

non posso saperlo. so, però, che dire addio a quella casa è chiudere un capitolo. è togliere qualcosa che sarebbe dovuto rimanere lì dov’è, senza muovere una virgola. come uno scrigno di tesori.

è una scelta dolorosa, ma fatta con amore. spero che tu possa capire, spero che l’addio non sia così doloroso.

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Il giorno sbagliato

È il giorno sbagliato per incontrarsi.
Come lo era stato lo stesso giorno 15 anni fa.
L’ironia della vita ci mette lo zampino, facendomi ricordare anche il Santo del Giorno, con una sicurezza incredibile, perché non è un santo qualunque.
Ci mette lo zampino perché qui e ora, insieme è cosi simile a quella situazione passata, iniziata con un gioco innocente, con un sms divertente e una proposta, fatta di getto.
Qui e ora, noi due. Due diversi. Tu sei diverso, perché non sei lui, e io lo sono perché gli anni hanno cambiato la ragazza che ero, nella donna che sono.
È il giorno sbagliato, ma siamo qui. Tu ed io a guardarci negli occhi, a dire parole insincere, a coprirci di non detto e non fatto.
(Di non diremo e non faremo, mai)
È il giorno sbagliato perché la tua presenza è una tortura e il mio esserti di fronte è una condanna. Non dovremmo più farlo, non oggi, almeno.
Oggi è il giorno del peccato più grande e io dovrei scontarlo da sola, senza tentazioni, senza i tuoi occhi e i tuoi sorrisi, che rendono bello ciò che non dovrebbe esserlo, perché ho dedicato questo giorno all’espiazione della mia colpa.
Gli anni dovrebbero averla prescritta e, forse, per qualcuno lo è, ma dentro fa ancora male e tu dovresti capirlo bene. Visto il tuo stato che mi mette ancora in debito, come allora.
Essere sola è la mia colpa, che alleggerisce la tua. Tu puoi, come lui, quindici anni fa, dire che sono io la causa e tu la vittima.
Ma io ero una bambina, ero giovane e superficiale e avevo la scusa dell’imbecillità adolescenziale, e lui mi ha dato pesi e responsabilità che non riesco a levarmi di dosso.
È il giorno sbagliato, oggi, quello in cui la tua presenza si sovrappone al ricordo e smonta la donna, lasciando libera la ragazzina. Incosciente, temeraria e curiosa. Ho calcolato la distanza più ragionevole da tenere, i centimetri da non superare per non cadere in tentazione.
È il giorno sbagliato per misurare la distanza.
Basta un passo in più e dimentico tutto, le colpe e il passato.
Mi prendo le tue labbra e ciò che hai da darmi, ignorando i “mai” promessi, infrangendo il mio voto, sostituendo l’espiazione con una colpa nuova da portare.

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