Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “agosto, 2014”

Messaggi e magliette

La donna ha superato la quarantina e cammina in senso contrario al mio. La noto perché è magra e molto abbronzata, di un’abbronzatura bella, di chi fa sport all aria aperta. Ha una tshirt con una scritta.
Io le leggo sempre le scritte sulle magliette, perché mi piace sapere che messaggi vogliono lanciare gli altri alla gente che li incontra.
Leggo. Sorrido. Poi ci penso e mi viene fuori una frase forte che userete contro di me, ma ve la dico lo stesso.
Ho detto: ve lo meritate il femminicidio, ve lo.
Lei, chissà,  quella tshirt l ha comprata pensando di essere furba, di aver capito il gioco dei maschi.

Di tutte le bugie che mi hai detto TI AMO è quella che preferisco.

Lo so, lo so. Magari è ironica, ma.
Non scherziamo.  Non sei furba se sai che lui ti mente
Non puoi passeggiare indossando un messaggio che fa di te, ad andarci leggeri, una tonta che si fida del primo stronzo.
Com’è che basta un tiamo per crederci? Perché un tiamo ti fa dimenticare le bugie?
E perché stai con lui?
Hai cosi bisogno di quel tiamo?

E poi ci si chiede come mai certe donne stanno con un uomo che le maltratta in vari modi.
Lo sapete che non sono una femminista mmilitante, ma la stupidità non la tollero.
Metti  una maglietta e pensi che male c’è,  ma se lanci un messaggio non pensare che venga ignorato.
Io non riesco a trovarlo divertente.

Voi?

Nano nano

In realtà è tutta colpa dell’Attimo fuggente.
Non ci fosse stato quel film non sarei qui a parlarne.
Io l’attimo fuggente lo so a memoria,  non è un’iperbole. Lo so davvero a memoria. E la colpa è anche un po’sua, del professore, intendo.
(L’altra parte di colpa se la dividono equamente Charlie Dalton e Knox Overstreet)
Da ragazzina sognavo di avere vicino un adulto così,  uno così ispirato, capace di dire solocosebelle. E così quel film e quel personaggio sono rimasti tra i miei preferiti in assoluto. 
Anche gli altri film, per carità,  erano carini, alcuni perfino belli e lui sempre magistrale. Si perché lui è,  era, magistrale.
Sapeva fare delle robe con la voce che nemmeno se ci mettiamo i 4 riusciamo a riprodurre. Il doppiatore si faceva un mazzo cosi, si faceva. Purtroppo l effetto era sempre quello della voce ispirata di chi ha un grande segreto da rivelarvi*. Ma andiamo oltre.
Mi sono persa, però,  gli ultimi film (una decina di anni fa è uscito quello in cui fa il fotografo? Devo vederlo,  rifrescatemi il titolo) ed è una lacuna che va colmata.
Intanto cazzeggio su youtube, riguardo vecchie cose.
Era un grande. Anche solo per un piccolo gesto.
Voi lo sapete fare nanonano?

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*col cavolo. Ho appena rivisto un po’di video in italiano. Carlo Valli, il doppiatore, stima e respect.

Primolo

Vi avviso. Questo post molti di voi non lo capiranno, ma vi invito a leggerlo lo stesso.

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Ho visto la foto quassù,  ieri e mi sono emozionata. Sono rientrata nelle stanze della casa, salita sui letti a castello,  entrata nei bagni e nel refettorio. Mi sono fermata a fumare sul terrazzino e mi sono seduta all ingresso, come quella volta che ero seduta li e ho ricevuto un bacio per il buongiorno.  Ho guardato le scale che portano alla strada, l unica strada, e mi è tornata l ansia che mi prendeva al mattino quando si partiva per la gita. Ho risentito l odore che si sentiva nella tromba delle scale quando scendevi per la colazione.  Ho poggiato le mani e le braccia sulle tovaglie a scacchi bianchi e rossi, mentre qualcuno serviva perché era di turno. A me chissà,  forse, mi toccherà sparecchiare e lavare.
Le confidenze e le punizioni notturne in camerata, fatte ridendo, ricevute e impartite ridendo,  perché è il gioco delle parti, è una regola e non chiametela nonnismo.  I sacchi a pelo da rimettere nello zaino l ultimo giorno e i falò.  Mio dio i falò con la chitarra e quella sensazione lì,  che è futto bellissimo, tutto eterno, che ci ameremo tutti così per sempre.
E noi, forse, in qualche modo ci amiamo, nel ricordo delle cose condivise. Sicuramente amiamo quel posto per tutto quello che è stato, per la vita, anni e anni, estati e inverni, che ci abbiamo buttato dentro. E a me dispiace che  mio figlio non vivrà queste cose, si, certo,  ci saranno cose simili,  ma in altri luoghi,  sempre diversi, e non potrà conoscere un posto così bene, quasi sasso per sasso come lo conosciamo noi. Come lo abbiamo conosciuto.
Primolo. Ha un nome del cazzo, si, ma per me, per noi è qualcosa che emoziona e che ci fa sospirare e ci fa amare e ridere.
Potremmo passare una settimana intera a raccontare storie, a condividere i ricordi, a riguardare le foto così simili di noi, generazione dopo generazione,  nelle stesse pose, negli stessi posti.
Quanti hanno una foto scattata mentre si sta seduti sui gradini durante una partita di pallavolo? Si, quella, scattata un po’da lontano con qualcuno che è di sicuro dietro alla rete verde. O quanti hanno perso il ritegno rifacendo i frizzi davanti ai genitori che l ultimo giorno arrivavano a prenderci? E quanti hanno dormito nella doccia?
E le vesciche, la coda in bagno, la musica dallo stereo.  Il gioco notturno in pineta e il terrore di villa Anna. 
Gli scherzi (applausi ancora per la cassetta nello stereo nella camerata delle ragazze, avete la mia stima imperitura e mi dovete un paio d anni di analisi) e i gavettoni.
Gli innamoramenti e i litigi, le nuove alleanze,  le amicizie e i tentativi di fuga.
Posso continuare all infinito, ma meglio se mi fermo qui. Metteteci voi quello che volete.
Sarebbe bello se.
Si, davvero.
Sarebbe bello se.

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