Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “marzo, 2014”

Non arrossire

avevo smesso di arrossire, anni fa.

prima ancora diventavo rossa per nulla – sì, gente, proprio io, la faccia di tolla che conoscete – anche solo parlare in pubblico mi faceva un faccione rosso rosso e più ci pensavo più diventavo fluorescente.

ho smesso, ad un certo punto, dopo molto allenamento.

solo una cosa mi faceva diventare rossa. i baci.

ci ho pensato rivedendo il video degli sconosciuti che limonano e ho pensato che se ci fossi stata io, lì, il bianco e nero mi avrebbe salvata da una figura pazzesca.

e poi mi sono ricordata di quella volta che, nel settembre dei miei vent’anni, dicevo questa cosa dell’arrossire per i baci a un ragazzo che mi piaceva. lui senza dire beh mi ha preso la faccia tra le mani e mi ha baciata. poi ha detto “caspita! è vero”.

esistono ancora gesti così? esistono ancora ragazzi così diretti? a sentire in giro mi sembra di no. tutti complessati voi maschi single?

gente che si tira menate per la forma/grandezza del proprio pisello, sulle aspettative delle donne, sul modo giusto per chiedere a una di uscire o su come e se baciarla. dai. siete davvero ridotti così?

quando vi ha preso la paura? quando avete smesso di leggere i nostri sì come dei “forse, chi lo sa, non credo”?

siamo noi che vi facciamo paura? con il nostro blablabla sul sesso, i limoni, gli uomini fighi?

questa è ovviamente la mia impressione, da donna felicemente accompagnata, sentendo le donne singole che mi gravitano intorno.

io ho perso lo smalto della conquista e ho ricominciato ad arrossire.

basta un contatto fisico o un complimento, ma ci dò meno peso di quindici anni fa. ormai ci ho fatto il callo e so che sono così.

non mi pesa. tranne qualche volta, ma questa. cari miei è un’altra storia.

 

 

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Primavera, Luca Carboni eccetera

Bisogno di leggerezza e di pesanti passioni

Ho scritto poco fa su Facebook.  È una frase di Primavera,  canzone di Luca Carboni – non fate sbattimenti, ve la posto in fondo quando ho finito – ed è un po’il simbolo del cambio stagione. Da sempre.
O comunque da quando è uscito Persone Silenziose (Wikipedia mi aiuta e mi dice 24 novembre 1989.)
1989, sarà stato un po’ dopo, ma non troppo, perché quando dice “volevo fare il bensinaio” mi viene in mente quello che c’era nel quartiere quaando ero piccola. L’unico benzinaio che conoscevo. Quindi si, tagliamo la testa al toro. Primi anni 90.
E la primavera la annusavo già verso metà febbraio, passato il mio compleanno.  Però la mattina faceva ancora troppo freddo e la sera troppo buio, ma la sentivo e mi passava la paura che non sarebbe mai finito l’inverno.
Una decina di anni fa, quindi una decina di anni dopo Persone Silenziose, all’incirca,  la mia amica del cuore e io avevamo preso l’abitudine di chiamarci non appena sentivamo quel profumo di primavera. 
Quest’anno eravamo insieme quando l’odore è arrivato e ci siamo rilassate insieme sapendo che era finita, finalmente, l’agonia dell’inverno.
E oggi è primavera,  anche se lo è da una settimana visti il caldo e i fottii di margherite nei prati,  e io non ho ancora deciso cosa fare, a quale bisogno di leggerezza dare corda, cosa far scoprire di nuovo oggi a polpetta.
Improvviserò.

Cosa non passa di moda

eccoci a un nuovo post della serie “le vostre idee con le mie opinioni”. Oggi seguo il suggerimento di Silvia e vi racconto cosa non passerà mai di moda.

 

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Faccio sogni che…

C’era una battaglia medioevale nel centro città. A combatterla c’eravamo noi. Marito più Polpetta, l’amica Jade e Filippo Timi che non so perchè era lì ma era gnocco.

Ah c’era pure George Clooney giovane preso paro paro da una vecchia puntata della signora Fletcher, ma il divertimento era farlo vedere agli altri dicendo “lo riconosci? dai che lo sai chi è”

ad un certo punto ci siamo trovati all’ultima sfida: i nemici in salita, noi in piano. dovevamo lanciare palline da baseball contro di loro. Non so chi vinceva. Ho tirato un po’ di volte, ma pochi colpi sono andati a segno. Le palline erano troppo leggere e scappavano via.

(Intervallo: messaggio per Sara e Monia. Questa roba è quella importante del sogno, lo so, ma io adesso me ne frego perchè c’era Timi e mi ha sballato tutta la capacità di comprensione del mondo)

In qualche modo, nonostante la mia incapacità, riusciamo a vincere. Forse più che una guerra era un palio delle contrade o una roba simile. Comunque andiamo a festeggiare in un bar di un albergo dove sono stata una volta sola e con la scusa dei festeggiamenti mi abbraccio tutta a Filippo Timi  e continuo a dire al Marito “mammamia non puoi capire che uomo, che roba” e lui ride moltissimo e fa il figo mostrando i muscoli e io rido con lui, continuando a fare il koala su Timi. Forse ci scappa pure mezzo limone, ma vai a ricordarti.

Ridiamo molto, pure Timi, pure Polpetta. La battaglia è vinta.

Mi ha svegliata il Marito, con un buongiorno e un sorriso.

Mammapprensiva

Non sei apprensiva, mi dicono, non ti agiti per niente, non ti preoccupi. brava, Polpetta crescerà sereno.

Non è del tutto vero e ora ve lo spiego.

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Non risponde. Perchè?!

il suggerimento di oggi mi arriva da un paio di amiche alle prese con l’amore, o la ricerca dell’, ai tempi di Whatsapp. Mi chiedono: perchè a un certo punto lui smette di rispondere? perchè sparisce per un giorno intero? io dico la mia, ma aspetto i vostri consigli.

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#diamociunconsiglio

il Corriere – nella rubrica la 27esima ora, dedicata alle donne – ha istituito un’iniziativa per l’8 marzo

Ieri vi abbiamo chiesto di partecipare al nostro laboratorio creativo digitale #diamociunconsiglio. Un’iniziativa con la quale abbiamo voluto chiederci e chiedervi per l’8 marzo di darci un suggerimento. Per cambiare, per essere noi stesse, per non abbassare mai la guardia di fronte agli stereotipi di genere. Grazie perché ci avete mandato tantissimi selfie, stupendi. Ma anche tante frasi davvero stimolanti. Il gioco però non finisce qui…Continuate a inviarci i vostri autoscatti su Twitter @la27ora o via mail 27ora@rcs.it. Per l’8 marzo pubblicheremo le vostre foto più belle qui e sul Corriere della Sera

 

sì, boh, non so. a me però piace dare consigli, quindi, evitando i selfie (di cui sono regina da quando si chiamavano autoscatti) ecco i miei consigli

 

(Città) è bella ma non so se ci vivrei

Stavolta il suggerimento arriva da Chiara che mi invita a parlare di una città bella in cui però non vivrei. Come luogo comune insegna.

Ne ho scelte un po’  perché faccio sempre come cavolo mi pare


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Don Giovanni secondo Filippo Timi – recensione

Lo so, sto per recensire uno spettacolo che è in scena da più di un anno, ma io l’ho visto ieri, quindi lo recensisco ora.

(Sempre per il fatto che il blog è mio ecc…)

Esempre perché è il mio blog lascio perdere i discorsi sullo studio del testo,  la ricerca attoriale,  i richiami pop, il gusto per l’improvvisazione che va a richiamare l’origine della commedia dell’arte e il Vesti la giubba iniziale che è una chiara dichiarazione di intenti ecc..
Vi dico cosa troverete
Attori bravi. Davvero bravi. Non pensate che sia poco. Siamo abituati ad attori “centovetrinisti” che finiscono tutte le frasi con l’H. Finalmente degli attori che recitano. Con la voce, con il corpo – si tanto tanto corpo – e Filippo Timi che ci ha presi uno per uno a noi del pubblico e ci ha fatti innamorare di lui. L’ha fatto e lo sa di averlo fatto. E lo somche ci gode un sacco. Io pure ci goderei.
E visto che siamo in argomento.  Ci troverete ORMONI in questo spettacolo.  Orde di ormoni. Quelli di Don Giovanni,  certo, ma anche i vostri,  sopiti dell’inverno o dalla vita. O anche non sopiti. A un certo punto vi sembrerà di avere accanto un pupazzone blu tipo quello di Monsters&Co. Eccolo lì.  Ormonite. Tenetelo vicino,  ma non guardatelo troppo se non volete pagarne le conseguenze.

Penso che la sigaretta fumata all’uscita del teatro sia da considerare una after sex cigarette. Grazie Filippo, è stato bello. Si ci sentiamo.  Chiamami tu quando sei in zona. Ciao eh.

Ehm, scusate.

Dicevo. Ormoni, cose, aspetta…ah si.

Costumi. Maestosi, kitchissimi e pesantissimi. Cappotti di parrucche, gonne cosi ampie da nasconderci sotto degli uomini,  bustini e latex come se piovesse.

E poi le risate. Si ride tanto e i brividi arrivano come docce fredde e appena sei intristito abbastanza altra botta di risate e via così.  Esci per forza spettinato da uno spettacolo cosi. Esci spettinato e contento.

Le cose da recensore vero le salto davvero perché non mi ricordo più niente di tutto ciò che ho studiato all’università.
Lo trovate in scena fino al 9 marzo, al Franco Parenti di Milano (oh poi non so se è da qualche altra parte,  cercatevelo)

Schiaccia qui per avere le info

Ho detto tutto.

Filippo io e te ci sentiamo vai tranquillo, lo sai che se hai voglia, anche solo per un caffè, insomma dai…chiami tu allora? Si si, io ti aspetto. No, nessun altro uomo, aspetto te. Quando vuoi, davvero. 
Son tuah  per sempreh, forevah.

Sono solo arrabbiata perché nessuno ha stellinato questo mio tweet di ieri pomeriggio

Io ti amo Filippo Timi sono al posto 24 fila O se vuoi limonare pure me #teatroparenti #dongiovanni

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