Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “febbraio, 2014”

Dolore

Anche questo è un post “a comando”. L’amico Fabio mi ha suggerito la parola “dolore”. Non è semplice, ma ci provo.

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Beggars can’t be choosers

ho deciso di scrivere un po’ di post su suggerimento. voi mi consigliate l’argomento e io scrivo un post.

l’idea è la vostra, ma l’opinione è la mia

il primo post me lo consiglia Silvia e mi dice “Aspettative”

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Two virgins

Come si evince dalla pubblicazione di Joko qualche giorno fa e dall’immagine di copertina che ho su Facebook

(Che agevolo qui)

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Sono in piena fase Lennon Ono.
Girovago in rete a cercare di capire se lei è davvero l orrida bertuccia che ho sempre creduto.  Cerco di capire come mai quei due sono finiti insieme. E gira che ti gira trovo questa frase

« Quando siamo tornati dall’India abbiamo (John e Yoko ndr) parlato al telefono. L’ho chiamata nel cuore della notte, mentre Cynthia era via, e ho pensato “ora è il momento se voglio conoscerla più a fondo”. Lei è venuta a casa e io non sapevo cosa fare. Così siamo andati al piano di sopra, al mio studio e le ho fatto acsoltare tutti i nastri che avevo fatto, tutta roba vecchia, alcune commedie e un po’ di musica elettronica. Lei restò entusiasta e poi mi disse facciamo uno noi così e qunidi abbiamo fatto Two Virgins. Era mezzanotte quando abbiamo iniziato a registrare, ed era l’alba quando l’abbiamo finito. E poi abbiamo fatto l’amore. Ed è stato bellissimo. »(John Lennon, 19 maggio 1968[2])

Beh non ho dovuto girare molto. Era su Wikipedia.  Comunque,  dicevo, presa dalla bellezza di questa frase,  mentre mi immaginavo la potenza dell’affinità mentale e creativa di John e Yoko decido che DEVO ascoltare Two Virgins. Che ascoltandolo avrei avuto l’illuminazione.
Ho resistito a stento alla tentazione di comprarlo perché mi son ricordata che su YouTube  c’è tutto e sono andata a sentirlo.




Ho resistito 44 secondi.

Le cose che piacciono a me

Nei quintali di quaderni e foglietti che ho buttato recentemente c’era scritto di tutto. Una cosa però superava le altre.
Gli elenchi.
Elencavo tutto ciò che mi piaceva,  o non mi piaceva, in una specie di flusso di coscienza talmente delirante da far sembrare Molly Bloom una da soggetto-verbo-complemento.

Ho trovato ovviamente disgustosi i miei gusti di adolescente,  ma mi è tornato in mente quanto mi piacesse elencare le cose belle della vita.
E ok che l’ha fatto benissimo Woody Allen, e ok che Bobbo Saviano cuoremio l’ha fatto in tv, e io potrei anche lasciare perdere,  ma il blog è mio e decido io.

Le cose che piacciono a me (so che la state cantando, ve la ricordate?)

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La fantastica teoria sulle coppie del ballo liscio

Essendo un’assidua frequentatrice di sagre posso dichiararmi esperta in materia.
Signore e signori ecco a voi:

La mia teoria sulle coppie che ballano il liscio!

In una qualsiasi arena da ballo ove si suoni e danzi musica nota come”liscio” l’osservatore potrà notare le seguenti coppie:
– coppia di due signore sui sessanta. Ballano tra loro perché i mariti non ballano. Girano che è una meraviglia
– coppia in cui lei è più alta di lui
-coppia di ballerini anziani, ma bravissimi. Spesso lui ha i capelli leccati e lei ha il trucco anni 60 tipo Milleluci o Canzonissima
-coppia che ha fatto il corso e conta i passi
-coppia di ballerini bravissimi, ma più giovani. Spesso professionisti di gare di ballo
-uomo anziano a cui non daresti due lire che balla da dio e si tira dietro una ragazza giovane che ride
– mamma con bambino

Secondo me sono figuranti che vengono scaricati all’ingresso della sagra. Oppure li porta direttamente l’orchestra.
Oppure sono adepti di una religione basata sul ballo liscio in cui le sagre sono considerate funzioni religiose e loro son parte della liturgia.  Ovvio il fondatore è Casadei.

E al primo pezzo veloce ballano tutti lo stesso ballo di gruppo i cui passi sono identici in tutta italia e noti solo dopo i cinquant’anni. (Capito quale? Due passetti avanti, giravolta, altri passetti…una roba così,  non ho ancora cinquant’anni.  Dai.)
Chi glieli insegna i passi? Eh? Gomblotto.

Joko

Un racconto di qualche anno fa.
Buona lettura.

Giorno 1
So da un pezzo di essere stata adottata. Me l’hanno detto subito, beh appena sono stata in grado di capire.“la tua mamma ti amava tanto, ma non poteva tenerti”ho pensato che la mamma fosse povera. Che fosse una ragazzina. Povera mamma che sei sola e non puoi tenere una bambina di sei mesi.Ho vissuto una bella vita felice qui nel Jersey, con i miei genitori e il cane. Ho fatto il liceo pubblico, là in fondo alla strada, e sono andata al college. Mi sono laureata in letteratura inglese.Al secondo anno di college i miei compagni hanno iniziato a chiamarmi Yoko. Forse perché vestivo sempre di nero e avevo i capelli lunghi quasi sempre sulla faccia.Io a malapena sapevo chi fosse questa Yoko, dei Beatles sapevo poco o nulla, di John Lennon sapevo giusto la canzone di Natale.All’inizio non me ne preoccupai. Poi cominciai a pensarci su: i miei genitori ascoltano musica di ogni tipo, soprattutto degli anni ’60, ma dei Beatles nemmeno l’ombra, nemmeno un disco.E tutti mi chiamavano Yoko. Trovai una foto su internet e la detestai subito, a pelle. Le somigliavo, era vero, ma avevo qualcosa di diverso, il naso più aquilino e la bocca…mah. Sembrava solo una buffa coincidenza.

Giorno 2
Questa cosa però mi rode dentro, non ho mai chiesto a mamma e papà chi fossero i miei veri genitori, se in qualche modo hanno tenuto contatto con lei, la ragazzina che mi ha abbandonata; mi hanno cresciuta loro e ho vissuto bene e serenamente. Ora però c’è questa Yoko sulla mia faccia.

Giorno 3
Ho passato un’ora a guardare la foto della copertina di Two Virgins in cui John e Yoko sono nudi, studio le tette di lei e mi sembrano simili alle mie, mi sono spogliata per vederle meglio. Sono uguali. Abbiamo lo stesso corpo.

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Vuoi? racconto banale

– Vuoi?
_ Voglio.
– Sicuro?
– Sì.
– Davvero
– sì, davvero
– allora…sì?
– sì
(ride. sorride)
– ma non pensi…
– no. zitta.
– ma dovremmo, forse…
– no. non dobbiamo.
(ride, sorride)
– ma…
– no. domani. ci pensiamo domani.
(la bacia)

fine.

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