Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “dicembre, 2013”

Ridere di te – Paolo Vallesi. Analisi e commento.

Con i ragazzi va così non va mai bene come sei e anche se dici ancora si, sognano sempre un’altra lei e ridono di te che non ti difendi mai 
Entriamo subito in argomento. I ragazzi sono così,  fermi nell’immobilita ancestrale del loro genere. Pare che l’homo sapiens abbia determinato tutte le caratteristiche del maschio medio e, anche ai giorni nostri, tali caratteristiche siano intatte.  Abbellite, educate, ma intatte. Quindi se i maschi -qui addirittura in gruppo- hanno deciso che sei così – come? Lo vediamo tra poco – son cazzi tuoi. Punto. Non sperare che cambino idea. Io ti ho avvisata. Io Paolo Vallesi, intendo.
E in più aggiunge: anche se dici ancora si sognano sempre un’altra lei.
Ah allora è questa storia? Questa cazz di vecchia storia.
Tu dici di si. Non sei come le altre. Sei indipendente,  non lagnosa, non gattamorta e lui -loro- sognzno un’altra.  E te lo dicono pure. E in più tra loro ti perculano, perché lo sai cosa si dicono, tra loro, eh? Come ti considerano, eh?
È chiaro. Paolo Vallesi era protagonista di una campagna per a favore del gattamortismo e della castità delle adolescenti femmine.
Con l’intimidazione.
Con il “se fai così sei una zoccola”.

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Non è tutto oro…

Sento Saiyd urlare fortissimo e rabbioso contro qualcuno – la moglie? I figli? – parla in arabo quindi non capisco. Un po’ mi fa paura. Un bel po’. Anche la Sciura ha paura e più volte me l’ha detto che quello lì non gli piace per niente. Lui e la sua gente – so geent, dice – sono violenti, strani, stranieri.
In questo momento le do ragione. E sentirla cosi sicura di quest’idea, sentirglielo dire ad alta voce mi da il coraggio di pensare istintivamente che quello fa paura. Lui e so geent.
Mi fa venire anche il coraggio di dire un’altra cosa e allora la dico.
Però qui la voce si deve abbassare, o almeno lo fa la Sciura, rispondendomi. Sono ragazzi, cosa altro si può fare?
Ma a me fa paura anche lei.
Mah boh…
C’è una donna che si arrabbia con i figli. E ogni volta urla fortissimo,  rabbiosa contro di loro. Capisco benissimo perché non parla arabo,  anzi. E dall’altra parte ci sono risposte altrettanto forti e violente.
Ma se urli ai tuoi figli che sono “scemi, coglioni, cretini” e loro ti rispondono urlando e vaffanculandoti io posso avere lo stesso paura? Posso non vergognarmi di dire, istintivamente, che mi fate paura voi e la vostra gente?
No, si abbassa la voce che a casa degli altri non si mette becco.
I figli ognuno li educa come vuole.
Già.

Gattemorte

Ti conosco Gattamorta.
Tu che non spiccichi parola e a fine serata esci dal locale mano nella mano con il figo che ho puntato per ore.
Ti conosco Gattamorta con i tuoi silenzi, gli sguardi vacui, le magliettine e le risatine.
Con carezzine e grattini. Tutto in diminutivo.
Insipida, pallida. Che ti scosti nelle foto facendo mille scene, che all’occorrenza ti ubriachi con mezzo mojito annacquato e ti stravacchi su di lui che da quell’istante non avrà occhi che per te.
Ti conosco e ti odio.
La tua razza e la mia si odieranno in eterno.
Quelle come me che si fanno largo, si mostrano,  parlano e attirano l’attenzione sono in secolare lotta con il tuo esercito di finte insicure.
Speravo che la tua genia si fosse estinta, ma mi accorgo che no. Non è così.
Ve ne state attaccate al muro a fingere di fare da carta da parati pronte a saltare fuori come Rambo mentre non siamo ad un secondo dal limone definitivo.
Vi odio Gattemorte. 
Che fissate il vuoto quando tutta la tavolata ride e scherza e rispondete sempre “non ho niente” con la lacrimuccia pendula.
Con le vostre mestruazioni apocalittiche che vi costringono in letti di dolore, con i vostri crapini acconciati perfettamente.
Con i vostri cazzo di tic -il ciuffo da lisciare, l’unghietta pittata di quel preciso colore, i finti complessi sulle vostre caviglie o sulle dita dei piedi- io vi odio perché mi avete rovinato la piazza,  perché i maschi,  incomprensibilmente, vi adorano.
Anche se poi arrivano da noi -noi, noi chi? Le Gattevive? Troviamoci un nome, perdiana- a piagnucolare che voi siete così e cosa’, che niente sesso, che troppe lacrime, che che che.
Vi odio Gattemorte .
Anche se mi credete fuori dai giochi non sapete quanta pazienza ho.
Mal che vada sarò la suocera peggiore che vi possa capitare in sorte.
Ci vediamo tra qualche anno. Bitch.

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