Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “settembre, 2013”

Incontrando scrittori famosi – intermezzo

Incontramdo Daniel Pennac

Una volta ho incontrato Pennac. Per davvero,  a un incontro alla Feltrinelli.
Ho fatto la mia coda dietro a due tizie che avevano letto solo il Paradiso degli Orchi e che si chiedevano se dovevano proseguire con la Fata Carabina o con la Prosivendola (dannato errore di pubblicazione) e ridevano garrule.
Io ero nervosa e stringevo la mia copia di Questa Storia. Ripetevo nella testa: je suis tres contente monsieur Pennac.  Cet livre…ce? Libre? Content? Contant? E che cazzo.
La coda era interminabile.
Je suis
I am
My name is…cazzo non so l’inglese e mi esce quando devo parlare in francese.
Bonsoire. Good evening mister Pennac. Ma porc…
Insomma sono arrivata davanti a lui.
“Bonsoir monsieur Pennac,  je suis”
“Parla in italiano, così imparo. E chiamami Daniel. Tu sei?”

Sbam

Non ricordo altro.

Incontrare scrittori famosi

gli scrittori non sono come i cantanti, non è detto che li riconosci se li incontri per strada e penso si muovano piuttosto liberamente tra la gente.

stamattina stavo andando al lavoro e da lontano ho visto un tizio che mi sembrava Alessandro Baricco. per un attimo ho pensato davvero fosse lui.

voi non potete capire. io avevo sedici anni e leggevo Castelli di Rabbia e mi piaceva così tanto.

il tizio ovviamente non era Baricco. era solo un tizio.

ma se lo incontrassi?

1. Incontrando Alessandro Baricco

mi avvcinerei, forse, con l’umana convinzione che, sì, mi parlerebbe, chissà, magari cullato dal pensiero remoto che la mia presenza, qui nella mia persona, sia importante. anche se piccola, come gemma adamantina che brilla in un’antica corona. se si potesse, credetemi, incontrarsi davvero potrei dirglielo che le sue parole il suo sguardo il suo accento – tutti insieme, capite? tutti insieme – hanno preso me stessa, la me stessa dei miei sedici anni – solo sedici anni, cazzo – e l’hanno rapita in un vortice di parole che la trascina ancora oggi. come l’acqua di un fiume che non puoi fermarlo, no davvero, e si tuffa in una cascata. semplicemente, così. voilà.

 

2. Incontrando Roberto Saviano.

lasciando perdere la faccenda della scorta e dei casini vari con riconoscimenti e tutto il resto. lo guarderei fisso, dritto negli occhi e gli direi:

“ora io e te ci andiamo a mangiare una pizza”

“eh, ma lo sai che le pizzerie sono in mano alla ‘ndrangheta. e ppoi la pizza cumm’a nnapule…”

“ok, che ne dici di un pub? una birretta?”

“potrebbe andare bene, anche se mi ricorda che una volta i cartelli messicani della coca hanno usato un pub per…”

“va bene, niente pub. ci vediamo un film?”

“casa produttrice?”

“medusa”

“eh…berlusconi”

“ah cazzo. una cena a casa di amici? una serata in balera? cazzo Bobbo due risate due?”

“ehh il liscio è in mano alle cosche”

“pure il liscio?”

“spè Bobbo, fammi spazio sul divano. ho addosso una strana depressione”

 

3. Incontrando Stefano Benni

io: “Maestro!”

lui “non ti conosco, ma mi ricordi la volpe Furbina che veniva a farmi visita nella casa del vecchio Zanforlino quando stavo tra Roccafratta e Molllinello paesi della bassat toscoemilianaligure che di certo conoscerai! nel paese c’era la fornaia che scriveva poesie sulla bellezza del pane. una faceva: “pane pane sei buono e profumato, son contenta e ti ho mangiato.” bella la fornaia. Angiolina si chiamava e si accompagnava a un certo Busetto un ragazzone che guidava una motocarrozzella e da solo avrebbe sollevato una cinquecento. una volta lo fece, alla fiera del paese, mentre i cinni gli urlavano “forza Busetto” e lui guardava l’Angiolina e le diceva “solo per te amore” e sollevava la cinquecento sulla testa e gli anziani dicevano che era quasi morto, ma alla fine dicevano che erano vissuti abbastanza per vedere una cosa del genere e poi morivano loro. nelle notti al paesello si sentivano gli animali cantare e il capo coro era proprio la volpe  Furbina che…”

 

io: me ne sono già andata  da un pezzo

 

 

continua domani con: Danielle Steel, Melissa P e Stephen King.

e voi chi vorreste incontrare?

#elenalomuasanremo – di nuovo

come già sapete da un po’ ( qui tutti i post a riguardo) io voglio fare la valletta a Sanremo.

non è un capriccio giovanile, ne una provocazione.

io la voglio fare davvero.

quest’anno sono di nuovo qui a cercare di convincere Fabio Fazio che sono la valletta ideale. (diteglielo twittando a @fabfazio)e a tale scopo faccio un nuovo elenco dei motivi per cui lui dovrebbe assumermi:

  1. da dieci anni guardo Che tempo che fa. tutte le puntate, pure gli speciali del lunedì.
  2. ho registrato le puntate di Anima mia.
  3. sono mamma, come Belen, e pare che sta cosa faccia figo
  4. sono nata e vivo al Nord, ma ho orgini nel Centro e nel Sud. inzomma, accontento tutti!
  5. non so cantare, quindi non dovete preparare un pezzo musicale per me. lavoro in meno.
  6. sono più alta di Lucianina, ma molto meno di Fazio.
  7. amo Bobbo Saviano. tipo che vorrei essere la sua groupie.
  8. approposito: ho fatto la groupie. mi muovo molto bene nei backstage.
  9. approposito e due: ho detto basta ai musicisti, quindi niente scandali.
  10. approposito tre: se però vi serve uno scandalo limono volentieri con: jovanotti, ligabue, marcomengoni, paolovallesi, miguel bosè, tutti i neri per caso tranne ciro (scusa ciro), baglioni, marracash, max gazzè, niccolò fabi, i negrita, piero pelù. ecc.
  11. lassa perdere l’elenco. mi tengo Piero Pelù.
  12. ho in testa un magazzino di cose inutili, aneddoti e ricordi di edizioni di sanremo, varie dal 1986.
  13. peggio dell’anno con i figli d’arte non si può fare. e nemmeno dell’anno con occhipinti e fenech.
  14. direi che basta. come da curriculum vi dico solo che sono: seria onesta e puntuale.

baci a tutti.

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Tema: il mio primo concerto. La versione di Polpetta.

Qualche giorno fa ho postato il racconto del mio primo  concerto (1996, forum di Assago,  Claudio Baglioni) e ieri portato il giovane Polpetta a quello che è effettivamente il suo primo concerto.

Ecco il suo racconto

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Quel che resta

Ci sono amori brevi, brevissimi, che però hanno strascichi improvvisi e lunghi, lunghissimi.
C’è una canottiera rossa che non riesco a buttare. Quella e un libro bellissimo.
C’è che mi manchi paurosamente anche se non dolorosamente. C’è una vita così bella e piena, perfetta, a suo modo.
E mi verrebbe da scriverti mille volte al giorno per raccontartela, per ascoltare la tua.
Si, perchè,  parliamoci chiaro, non son qui a sognare fughe d’amore, né improbabili incontri clandestini. Mi piacciono i ricordi, punto.
Ma ciclicamente torna quella voglia di conoscerti di più,  di vederti di più. 
Poi passa.
E ti scrivo solo ciao.

una storia d’amore di rabbia e boh

sto scrivendo un nuovo libro. avrà una forma strana, vari racconti, ma che narrano un’unica storia. come se fosse un concept album degli anni 70. ovviamente il tema è la musica, o meglio, i musicisti, le band, le groupie. insomma, una storia che sto raccontando da un bel po’. questo è uno dei racconti, a circa metà della storia.
non vi spoilero nulla, tanto è evidente che le cose andranno così fin dall’inizio.
aspetto commenti e giudizi.

 

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Tema: Il mio primo concerto

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