Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “luglio, 2012”

I Barboni della mia città/2: Oliva

Oliva la trovavi sull’autobus.

La chiamavano barbona, ma forse era solo un po’ matta e non stava mai a casa.

Aveva i capelli grigi, li portava raccolti, un po’ spettinati e indossava i vestiti “da casa” delle nonne, con i calzini di lana e le ciabatte. A Oliva piaceva stare sull’autobus, tutti gli autisti la salutavano per nome, e non so se facesse il biglietto.

Oliva faceva una cosa bellissima. Ogni volta che il bus arrivava a un incrocio cantava la “canzone del semaforo”. Grazie all’unione della memoria di quattro o cinque persone sono riuscita a risalire al testo della canzone, faceva così:

Segna rosso e non lascia passar, poi c’è il verde e lascia passar

vi evito il file audio con la melodia. A Oliva piaceva cantare. Un’altra delle sue hit era:

buondì, mio dolce amor, buondì

e spesso, se la trovavi alla pensilina del bus, ti chiedeva se avevi una “fumarola”.

Non so davvero chi fosse e se avesse una casa, forse sì, forse aveva pure una famiglia, chi lo sa, ma Oliva è un altro bel personaggio sparito. Salivi sull’autobus e lei c’era, con la cicca spenta in bocca, i calzini, le canzoni.

Chissà quando è morta. Magari è sparita quando ho smesso di prendere l’autobus. Dissolta, come un sogno. O un fantasma.

Magari su certe linee notturne la si può sentire ancora cantare.

I Barboni della mia città/1

vediamo se ho la costanza di fare davvero una serie di post.

 

Perchè i barboni? perchè sono i personaggi più riconoscibili di una città, o di un quartiere. Qui ce ne è un bel po’. Non voglio entrare nel merito della faccenda “teniamo pulite le città” oppure “aiutiamo la povera gente”. Non mi interessa. Ho solo voglia di raccontare storie.

Anna aka La Barbona

comincio da lei, perchè è la prima di cui ho memoria. Fin da quando ero bambina l’ho vista aggirarsi per la città, grassa, lercia, carica di borse.
Averla vicino era insopportabile tanta era la puzza che emanava. Una volta entrò in banca attraverso quei cilindri con metal detector, quelli che permettono solo a una persona alla volta di entrare. Quando uscì la banca rimase inagibile per una buona mezzora. Chi era dentro aveva schifo a uscire (anche se molti combattevano con l’odore rimasto negli uffici e cercavano di capire quale fosse il male minore) chi era fuori, come me, non voleva entrare.

Sì, La Barbona entrava in banca. Si raccontava, come di molti senzatetto, che fosse in realtà miliardaria (in Lire) e che fosse impazzita per qualche motivo, ma non abbastanza perchè i figli e i parenti potessero prendere il patrimonio che lei, pare, amministrava ancora con precisione.

Spesso arrivava in centro negli orari e nelle giornate di punta. Andava diretta verso il posto più affollato e, ridendo, faceva pipì. Secondo me adorava vedere il fuggi fuggi della gente.
Rideva moltissimo quando faceva questo scherzetto, forse non era nemmeno così pazza, forse aveva raggiunto un livello di libertà che nemmeno con venti viaggi in India sottobraccio al guru dei guru mi donerebbero.

A me la barbona Anna faceva paura. Non chiedeva niente, non parlava con nessuno. Però mi metteva timore.

Un giorno, avevo circa diciotto anni, ho saputo che l’avevano trovata morta, su una panchina della stazione di Bergamo. Chissà cosa hanno trovato in tutti quei sacchetti.

Zanzare. Io. Vi. Odio. (piccolo poema)

Sono certa

di parlare a nome dell’umanità

quando dico che voi zanzare

siete inutili

e fastidiose

e brutte

e sterminabili.

io capisco l’utilità degli esseri viventi.

di tutti gli esseri viventi.

anche

delle salamandresenzaocchichevivononellegrottealbuio

ma di voi proprio no

che siate tigrate, rosse, gialle verdi o blu

io vi odio.

e odio la vostra resistenza a qualsiasi mezzo io possa usare

dalle tavolette vape, agli zampironi

– ammettetelo: vi nutrite di quella roba, eh? –

ad improbabili bracciali e alle app per iphone

io vi odio

quando la notte mi tenete sveglia

quando di giorno mi massacrate

quando mi ciucciate sangue e autan.

sì perchè l’autan, ormai, ho cominciato a berlo sperando di immunizzarmi.

io vi odio.

con le vostre alette.

con il sangue altrui che spandete quando – miracolo! – vi spiaccico

quando prolificate nella bellezza di un tramonto estivo

e nemmeno i pipistrelli riescono a sterminarvi.

io vi odio.

e mi chiedo, oggi, come sempre.

 

a cosa diavolo servite nell’ecosistema?

 

nemmeno Alberto Angela conosce la risposta.

ne voleva, capito? ne voleva!!! e io…

succede. non nascondiamoci dietro a un dito. un mattino ti svegli e capisci che quel tizio lì, quella volta là…”ne voleva”. insomma, sì, ci provava.
e tu, colta da questa illuminazione, puoi pensare “vabbè, chissenefrega. era uguale allo Scondro” oppure inginocchiarti a terra, alzare viso e pugni al cielo e urlare:”nuooooooooooooooooooooooooooo”.
ecco, care amiche, parliamo di questo secondo caso. quando ti accorgi di essere stata così fessa da non capire che quel tizio bonazzo che ti sembrava solo gentile ti stava puntando. e ormai sono passati eoni da quell’episodio e non puoi più recuperare.
a me, confesso, è successo almeno in un paio di occasioni.
la più eclatante è successa con S. (non faccio il nome per difenderne la privacy. dico solo Roma, 1 maggio 2003. dormivamo in casa sua tipo in 10 persone) che era un discreto esemplare di maschio italico.
al momento di andare a nanna:
S: “in camera mia c’è posto per un’altra persona” *ammicca*
Tutti: “ma nooo, vai tranquillo. dormi sereno”
Io: (pensando) “ehh, quasi quasi…però figurati, mi sbatte la porta in faccia sto qua”
S: (sembra stia guardando me) “dai un posto ancora c’è” *ammiccaancoradipiù*
Tutti: “come se avessimo accettato. buonanotte”

Se ne va. luci spente, tutti a nanna. passa mezzora. forse di più. l’amico accanto a me fa: “sei proprio stordita. stava parlando con te”.

secondo voi mi sono alzata per raggiungerlo? macchè il dormiveglia mi aveva convinta che fosse un sogno o uno scherzo. il mattino dopo ho realizzato.
non l’ho mai più rivisto.

ma a parte S. il mio è un problema più grave. il mio inconscio, infatti,  non ha perdonato questa mia disattenzione e mi frega, notte dopo notte.  come già esplicato in altri post io sono capace di fare sogni articolatissimi e ricchi di personaggi. molti di questi sogni mi ricordano che sono una fessa. anche oniricamente. nemmeno in sogno, al cospetto di uomini da sogno,  riesco a produrre qualcosa di erotico.  e così dopo il fidanzamento a tre con Pif e Matteo Viviani (ciao Pif, ciao Matteo, vi lovvo) in cui manco ci si teneva per mano. ho avuto il piacere di:

– sognare Pierfrancesco Favino che si avvicinava tutto felice e mi abbracciava come se fossimo amici da trent’anni e ricordava ai presenti i bei tempi della nostra relazione. E io…niente. Manco un flash back per sbaglio. Niente di che. Al risveglio volevo chiamare la mia amica Jade e chiederle se si ricordava se ero uscita con Favino.

– ho sognato che portavo Brad Pitt in giro per Roma. Lui era colossale – un mix tra se stesso in vento di passioni e in joe black – e voleva scoprire i luoghi romantici della città eterna. io lo portavo in un affollato liceo romano pieno di ragazze che alla sua vista l’hanno fatto fuggire.

– l’altra notte ho sognato Raul Bova. Ora, sia chiaro, quando elenco vips con cui vorrei appartarmi, il caro Raul non mi viene mai in mente. Insomma non sei nella top ten. Mi spiace, non prendertela, sei tanto caruccio, e ti trovo attraente, ma non ci penso mai a te. mai. tranne in sto sogno maledetto in cui tu Raul ci provavi spudoratamente e io dicevo “mavaaaa ffffigurati se ne vuole da me”.
solo alla fine, quando le nostre strade si sono divise – Raul faceva sci d’acqua in autostrada e io sul pulmino con le amiche uscivo allo svincolo – io ho capito e ho cercato di tornare indietro. troppo tardi. era puff. sparito.

ed eccoci qua. con l’occhio cisposo e il caffelatte davanti a pensare ai momenti vissuti o sognati in cui mi è rimasto l’amaro in bocca, per i quali vorrei fare un rewind e tornare lì, in quell’istante e dire “scusa, ora ho capito. eccomi”. adesso, no. sarebbe stupido, ma tornare indietro…eh. si potesse fare.

ora svuotate il sacco, raccontatemi il vostro peggior rifiuto involontario. la vostra scoperta tardiva.

E se…?

finita l’epoca degli esami di maturità, che per me hanno un po’ il sapore nostalgico delle estati delle superiori, mi viene voglia di un nuovo inizio, di darmi da fare per studiare ancora e ancora.

mi sono sempre piaciute le prime pagine dei quaderni, così nuove e bianche.

ecco. a me viene voglia di iscrivermi all’università. di nuovo. per laurearmi. un’altra volta.

ultimamente sto pensando molto a cosa poter studiare in futuro, lascio perdere giurisprudenza ed economia perchè non ho un cervello così elastico da sopportare il carico di nozioni.

però voglio un corso che mi permetta di conoscere qualcosa che non so, che non sia legato all’arte perchè mi sono un po’ rotta. qualcosa che, magari, può darmi un nuovo sbocco lavorativo.

qualcosa di bello.

vi chiedo consigli, non sto scherzando, magari esistono corsi e facoltà alle quali non avevo pensato.

chi mi aiuta?

PS: mi può tornare utile anche per Sanremo, dire: “studio all’università” mi toglie come minimo dieci anni e sembro più giovane! #elenalomuasanremo

Amico del cuore

una volta avevo due amici. tra loro si chiamavano “fratello” e io ero diventata d’ufficio loro “sorella”. avevo vent’anni e mi piaceva, mi faceva credere che noi tre saremmo stati legati per tutta la vita. come dei veri fratelli.

era  un modo per definire il nostro rapporto diverso da qualsiasi altra amicizia, noi avevamo qualcosa che era quasi un vincolo primordiale.

cazzate.

avevamo vent’anni e le amicizie, come l’amore, erano dei fuochi che si incendiavano e si spegnevano.

alcune ragazze dicono che il loro amico del cuore è come un fratello, ma penso sia un modo di tranquillizzare i fidanzati e per ricordare all’amico che no, non gliela daranno manco dipinta.

mi piace quando due si chiamano “bro” perchè ha un tono più scanzonato e meno carico di quelle emozioni da telefilm americano che molte delle nostre relazioni hanno. (nonostante sia un termine da film ammericano!)

ho parlato l’altra sera con una ragazza che sembrava venisse fuori da merlose place, o da una qualsiasi trasmissione di MTV. le frasi erano piene di “io voglio cambiare, devo essere una persona nuova, ma prima devo capire chi sono. devo trovare la fiducia in me stessa” non ha smesso finchè non le ho risposto “sono certa che ce la farai, credo in te.”

Ma sto divagando.

è la “fratellanza” l’argomento cruciale, perchè in realtà si tratta di amicizia. “lui è mio amico” è una cosa altrettanto forte e speciale di “lui è mio fratello”.

non per fare la populista del cazzo, ma chiedere forse si cerca una nuova definizione per gli “amici veri” perchè ormai abbiamo millemila “amici” su facebook? e allora ricorriamo ai “fratelli”?

no, no, perchè come dicevo sta cosa dei fratelli c’è dalla notte dei tempi.

e allora? è davvero la televisione che ci ha “fratellizzati”? o è un problema di gerarchie che servono a indicare gli amici più in alto in classifica?

e dove è finita la definizione di Amico del Cuore? perchè non la usa più nessuno?

io ho un amore.

io ho un fratello vero.

io ho tre amici del cuore.

io ho una decina di amici (son tanti perchè son in coppia)

io ho molte persone che frequento.

io ho moltissimi conoscenti.

e su facebook ho un folto gruppo di ammiratori.

🙂

 

#elenalomumatronasullemurge o #elenalomuasanremo? ovvero: dovesse andare male ho un piano B

cari amici

sto ricevendo proposte a destra e a manca per interviste esclusive e ospitate in talk show pomeridiani estivi.

secondo voi le sto accettando?

certo che no. non sono tipa da partecipare a cose di così scarsa visibilità. o Sanremo o niente. (e de proprio devo andare alla Vita in Diretta ci vado in alta stagione, non ora tra una replica della signora del west e del commissario rex)

voi dite: eh, brava, ma se così perdi il treno? se è questa la tua occasione per arrivare all’Ariston?

lo so, ragazzi, non pensate che non l’abbia messo in conto, ma io sono una da tutto o niente. e poi ho già un piano B del quale mi sembra giusto mettervi al corrente.

il mio piano B è quello di diventare una matrona pugliese che sta sull’uscio immobile e si alza solo per girare il sugo.

Quindi voglio ingrassare e cominciare a pettinarmi come mia nonna pugliese: con la crocchia.

in più mi sto allenando nello sguardo che fissa l’orizzonte come a scrutare l’imperscrutabile, mi viene abbastanza facile, soprattutto se tolgo gli occhiali.

voglio cucinare e imparare a fare le melanzane alla parmigiana alle 5 di mattina, perchè poi, dopo, fa troppo caldo. e produrre quantità di sugo pronte a sfamare un esercito.

mio marito sarà sempre più magro e in canottiera con calzoni e bretelle andrà a guardare gli ulivi.

sarà bellissimo.

Però, pensate che meraviglia sarebbe realizzare entrambi i piani, i giornali mi scoverebbero dopo anni grassa e sfatta in una masseria sulle murge e titoleranno “Si sforma valletta rivelazione di Sanremo 2013. Fabio Fazio dichiara: ho sempre temuto potesse finire così” oppure “Basta sciò bisness, ora faccio la passata di pomodoro” con foto intervista in cui sto sempre seduta.

Ora sapete tutto di me. Dovete solo aiutarmi a realizzare i miei sogni.

 

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