Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “giugno, 2012”

Passerotti esplosivi…seconda parte

scusate, ma mi sono accorta di una cosa.

forse perchè è da moltissimo che non gioco a un videogioco, ma mi sono accorta che ho cambiato approccio.

vi ricordate da bambini, davanti a una partita a tetris che andava malissimo, e lo si capiva chiaramente che avremmo perso, quanto ci si incaponiva per risollevare la partita? sperando fino all’ultimo di risolvere la situazione e vincere? mentre se giocava un adulto e vedeva che andava male annullava e ricominciava da capo.

idem per i solitari sul pc. o con i giochini a schemi. una volta salvati i precedenti, via a cancellare l’ultimo se non “rimaneva”.

io ho sempre urlato “nooooo” e “ma dai cavolo magari ce la puoi ancora fare” a chi cancellava la partita da davanti al mio naso.

lottare fino alla morte, mai arrendersi.

e invece, mi sono resa conto che sono cambiata, sono invecchiata: se al secondo passerotto su quattro vedo che l’obiettivo strategico non è stato nemmeno intaccato nei suoi punti vitali annullo lo schema per rinfrescare le truppe e passare di nuovo al contrattacco (quando gioco faccio finta di essere un sergente, che problema c’è?).

non sono più quella di una volta.

Passerotti esplosivi

ho uno smartphone da meno di ventiquattro ore.

sappiate che solo la scomodità della tastiera mi trattiene dal scrivere il post con il telefono. sappiate che non mi funziona instagram e, quindi, per il momento, verrete risparmiati e non vi troverete miei autoscatti sgranati appiccicati sulle vostre bacheche.

sappiate che, ovviamente, ho già sviluppato una forte dipendenza per Angry Birds. C’è davvero del gusto nel lanciare passerotti multicolor contro maiali rotondi. Già adoro quelli azzurri che si dividono in tre: sono piccoli  e micidiali, mentre ho grossi problemi a manovrare quello bianco e grasso che fa cadere l’uovo.

sono problemi, me ne rendo conto.

Mi rendo anche conto che voi, in questo momento, state sbadigliando perchè la fase di dipendenza piena per i passerotti e per il cellulare-che-va-in-internet l’avete vissuta un paio di anni fa. Mi sento chiaramente come quella che in seconda superiore non ha i jeans della marca giusta e che quando finalmente glieli comprano sono ormai…passati di moda!

(dio, che aggancio ho fatto.)

Adesso però, posso andare a Sanremo con molta serenità. Ho un telefono figo come tutti quanti e, sapendo che è un modello un po’ vecchio, potrò dire “uff, ce l’ho da anni, ma mi ci sono affezionata”. Sì, posso essere una valletta come si deve. Spero solo di non essere inquadrata mentre cerco di finire il livello 1704292 di Angry Birds. Dico molte parolacce quando gioco.

Dannata TV hai eliminato ogni mia capacità di…di…di?

ho sempre guardato moltissima televisione. è uno dei miei vizi peggiori.

non sarebbe poi così grave se non mi trovassi poi a sognare cose e persone viste alla televisione. succede così:

io vedo una puntata di Wedding Planner e la notte mi trovo a sognare che devo mettere in piedi il mio matrimonio. DI NUOVO. il risveglio non è dei migliori, anche perchè il primo istinto è quello di correre dal parrucchiere. senza nemmeno sapere la data delle nozze.

il peggio l’ho affrontato dopo una puntata delle Iene. ho sognato di essere la fidanzata di Matteo Viviani e di Pif. (ve li devo far vedere? gugolateveli da soli. comunque facciamo che il primo è quello bello e sexy e il secondo è caruccio e simpatico). Fidanzata con entrambi. E, no, non facevamo sesso. In pratica nel sogno non succedeva nulla se non che i due mi sciabattavano per casa e io li guardavo adorante. Verso la fine Pif mi si avvicina e mi dice “scegli: o me o lui” . e io sceglievo Pif. perchè sono una donna di sostanza. (nemmeno il subconscio mi sostiene).

e stanotte…beh. stanotte ho sognato l’università.

ieri sera ho visto il Concerto per l’Emilia e metà dei cantanti sono stati parte della mia colonna sonora dall’adolescenza fino a oggi. Ho cantanto, ho cercato sul tubo altre canzoni seguendo l’onda del “c’era anche questa. oh mamma che bella”, ho pensato di continuo a dov’ero e quando era mentre sentivo quelle canzoni. c’era Luca Carboni e mi sono ricordata dell’estate in vacanza a massa marittima con le cuffie del walkman (il walkman!!!) incollate in testa perchè l’adolescenza bussava e i miei rompevano. c’erano gli Stadio e dopo un po’ li ho ignorati perchè mi è venuta in mente un’altra loro canzone e sono andata a sentirla – eh i primi amori…- c’era Samuele Bersani che amo ancora oggi e “Replay” suonava a ripetizione nella radio della mia prima macchina. C’era Guccini. e Guccini è l’università, è Bologna (dove scappavo ogni volta che potevo, per vari motivi). Guccini è. Punto.

Così stanotte camminavo per i corridoi e prendevo i moduli per Lettere – ancora? ma dai – anche se il corso era qualcosa con un nome super figo, di quelli che ti fanno trovare lavori super fighi. Ho passato tutto il sogno alla ricerca dell’ufficio nel quale fare il colloquio d’ammissione, ma l’importante è stato ritrovare i mattoni dei chiostri, la voglia di studiare, l’odore dei libri.

Grazie Guccini.

Scegliere una canzone è difficile, ma visto il vento di stanotte, ho scelto questa.

e mi struggo.

Quella sensazione di tristezza che

avete presente quando un vostro amico vi presenta la sua nuova ragazza?

a volte va benissimo e passate delle ore a dirgli “è lei, l’hai trovata! sposala, facci dei figli!” altre volte, invece, capite immediatamente che lei è quella sbagliata, quella che non ci azzecca niente con lui. quella che lo rovinerà per sempre.

nove su dieci le relazioni che fanno parte del primo caso naufragano miseramente, mentre le altre proseguono verso un’infelicità eterna (almeno per gli amici.)

per dire: so per certo di un ragazzo che ha portato la sua nuova fidanzata in compagnia. la fanciulla era talmente e palesemente antipatica da meritarsi di essere centrata con un mozzicone di sigaretta nel giro di dieci minuti.

non dite “poverina”. l’ho conosciuta. non dico che se lo meritava, però…

in ogni caso, nonostante gli amici che in tutti i modi hanno cercato di dissuadere il ragazzo, i due stanno ancora insieme a distanza di anni.

si, certo, forse siamo noi a sbagliarci. forse sono loro che hanno capito che…

però non posso fermare quel moto di fastidio vedendo le foto di certi matrimoni, guardando gli sguardi (perdonate il gioco di parole) che passano tra lui e lei, vedendo come, sempre e comunque, è lui che imbambolato non si accorge che lei è tipo la Strega Cattiva di Biancaneve.

che poi sono, quasi, sempre gli uomini a cambiare, a escludere, a rinunciare ai vecchi amici, alle abitudini, alle cazzate in compagnia. alle amiche perchè lei è gelosa.

sei lì a cena, dopo il viaggio di nozze, nella casa che sa di nuovo e sfogli l’album con le fotografie. sposti la tazzina del caffè, con la mano levi le briciole, o togli la tovaglia quanto basta, e apri. rivedi ciò che hai visto dal vivo non più di un mese prima. lei bellissima come ogni sposa, lui nervoso ed elegante. vedi te stesso nelle foto che ti avvicini con un sorriso tirato per fare gli auguri. almeno non potranno dire che eri complice.

vedi gli amici storici che abbracciano lui e baciano lei, ma con lo sguardo distante.

un po’ ci speri che non durerà. lo senti che prima o poi questa cosa scoppierà. e sarai felice per un po’. e sorridendo dirai “te l’avevo detto”.

aspetto quel momento lì.

ti aspetto al varco, bitch.

Ah, comunque auguri e tanta felicità.

PS: che poi, in realtà, chissà se c’è qualcuno che lo pensa di me. magari sono io la ‘Bitch’ per qualcuno e non lo so.

Nulla di fatto/fatto di nulla

volevo fare un altro post sulla mia lotta contro il fumo (un po’ vinco e un po’ perdo, ma non ho ancora comprato le sigarette) ma fa troppo caldo per concentrarmi veramente.

lo sguardo corre nella stanza intorno a me. sulla poltrona ci sono i vestiti ritirati dallo stendino stamattina, cose da stirare, ma solo l’idea di accendere il ferro mi uccide.

di là c’è il letto da rifare, ma la consistenza della coperta mi fa sudare i polpastrelli. eppure è leggera leggera.

in cucina ci sarebbe da accendere l’acqua per la pasta, ma la cucina è lontana.

quindi nulla di fatto.

lotto contro il fumo, però è il caldo a vincermi davvero.

cose fatte di nulla.

#elenalomuasanremo perchè?

visto che ieri hanno dato per certo il nome del conduttore di Sanremo 2013 – sarà Fabio Fazio – è giunto il momento di rinfrescare la mia candidatura come valletta dellakermesse sanremese (parlo già come quelli che se ne intendono).

vi ricordate? qui sul blog scrissi un post in cui mi proponevo come valletta di Sanremo, sostenendo che sarebbe una vera innovazione avere sul palco una persona comune, una qualunque, una come voi amiche a casa.

Ebbene, oggi sono qui  per elencare i pro e i contro nei quali la Signora RAI incapperebbe se dovesse scegliermi.

  • come dicevo sono una persona comune, ma non sono nemmeno un cesso che cammina. In TV, con un abbigliamento adeguato, posso essere davvero carina. Figa no, carina sì. in realtà ho paura di essere più un mix tra la Signorina Carlo e Moira Orfei (scegliete voi cosa prendere dall’una e dall’altra), ma non per questo bisogna preoccuparsi: male che vada la gente mi guarderà e penserà “poverina…” scatenando subito un’impennata nell’autostima degli spettatori.
  • sono ironica e autoironica, non mi abbatto davanti alle difficoltà e mi applico molto nello studio, ciò vuol dire che se mi date un copione da studiare prima o poi lo imparo. e discretamente bene. purtroppo sono una secchiona. anche un po’ nerd.
  • sono disposta a non rilasciare interviste a giornaletti scandalistici, anche se sogno di leggere “Elena nasconde un dolce segreto” sulla copertina di CHI per rispondere a mezzo ufficio stampa “no, è solo grasso”.
  • a volte parlo velocemente e mi impappino. so anche che l’impappinarsi è tipico di sanremo, quindi potrei essere veramente in tema con la manifestazione.
  • non so scendere le scale con i tacchi. in realtà le scendo malissimo anche senza tacchi. però so camminare sui tacchi sulle superfici piane. mi sembra già un risultato
  • questo è grave: sono pessima con l’inglese. capisco alla perfezione e il mio cervello formula la frase. purtroppo non riesco a dire altro che “oh, yes.” annuendo come Barbara d’Urso davanti a quelli del GF.
  • non ho idea di quanto venga pagata una valletta sanremese – e questo è un punto a vostro favore – sicuramente vi costerei molto meno delle precedenti, vi chiedo solo di potermi tenere i vestiti.
  • sono disposta a farmi baciare dagli ospiti stranieri, soprattutto nel caso di: Clooney, Bardem, Bosè, Robbie Williams, Hugh Jackman.
  • sono disposta a farmi baciare dagli ospiti italiani, soprattutto nel caso di: Favino, Argentero, Germano, Benigni, De Rossi
  • gli ultimi due punti verranno segnati nel contratto in caso di assunzione, mi riservo di aggiungere o togliere ospiti a mio piacimento.
  • importantissimo: sono discreta. non svelerò mai torbidi segreti al grande pubblico.
  • altrettanto importante: non so nè cantare nè ballare. penso sia anche inutile: il corpo di ballo già c’è ed è gente che ha studiato anni per essere lì ed è una gara canora. di gente che canta ce ne è abbastanza.

direi che è tutto. vi chiedo di sostenere la mia causa Twittando #elenalomuasanremo copiando su Facebook questo mio post. è un gioco, ma è anche un esperimento. la Rete sarà così forte da sostenere un’idea così folle e farla conoscere al “grande pubblico”?

eppoi, dai, ci tengo.

facile smettere di fumare se sai come farlo

…stocazzo

ho deciso di smettere di fumare.

è un po’ che ci penso e ho colto la palla al balzo: venerdì ho finito le sigarette e non le ho comprate.

beh venerdì sera ne ho scroccate tre.

l’ultima non so di che marca era ma l’ho spenta a metà perchè era orrida.

sabato mattina è andata bene, ho deciso di fare una gita fuori porta con il mio compare non fumatore e fino all’ora di pranzo ho retto alla grande. ho capito di stare già crollando quando ho rinunciato al caffè dopo mangiato, ben sapendo che avrei avuto voglia di fumare. lo stratagemma ha funzionato e son arrivata a sera in tutta tranquillità.

domenica mi sono svegliata motivata, ho mangiato dai miei suoceri e, nonostante la super abbuffata, ho retto benissimo.

poi ho abbassato la guardia.

è dalle 19 di ieri che non vedo l’ora di fumare, ma non ho sigarette. non ho voglia di uscire a comprarle – la pigrizia aiuta – ma so che tra un po’ dovrò uscire per affrontare la mia giornata – le mie giornate cominciano tardi, e allora? – e devo resistere e non entrare dal tabaccaio.

è dura. sarà dura, ma dopo anni è la prima volta che passo tre giorni senza fumare, quindi direi che non me la sto cavando per niente male.

chiedo, quindi, a tutti coloro che mi conoscono di essere clementi con me e di evitare di chiedermi/offrirmi sigarette. non ne ho e non ne voglio (oddio…si che le voglio.  datemele, ve ne pregoooo!!! no no no)

aiutatemi. non garantisco il risultato, ma, per ora, spero di continuare così.

 

PS: il libro del titolo l’ho letto. mi ha messo più voglia di fumare che di smettere. son passati sei mesi e l’ho piantato a metà. ora, certamente, non lo apro.

#Save194 (post lunghissimo)

se un po’ mi conoscete sapete che non sono una che fa battaglie, non vado a manifestazioni, nè raccolgo firme, nè riempio la mia bacheca con proclami o messaggi “forti”.
però, se un po’ mi conoscete, sapete anche che sono una che si infervora, che su alcune cose con me non si può scherzare. che prendo maledettamente sul serio ciò che riguarda i diritti delle persone, l’uguaglianza, l’aiuto reciproco, il rispetto, l’onestà.
non sono una femminista militante, rivendico il mio diritto di essere tutte le sfaccettature di donna che posso essere, anche quei tipi di donna che le femministe condannano.
c’è una cosa, però, che sembra “roba da femministe” e non lo è.
la legge sull’aborto.
ho letto in giro che si sta pensando seriamente di ridiscuterla, o di cancellarla, addirittura.
questo non deve essere fatto.
e vi chiedo di ragionare con me, di ascoltarmi dieci minuti, magari non ne caverò un ragno dal buco, ma…almeno ci avrò provato.

la prendo alla lontana

ero una ragazzina, mezza vita fa, e si parlava – anche allora – della 194 e della sua eventuale abolizione.
nella mia confusione di quindicenne vedevo la questione dell’aborto come una cosa fumosa, una roba che capita ad altri, una cosa da fare in casi estremi – quello più gettonato era “sei stata stuprata e sei rimasta incinta” – ma tutto finiva lì.

sono passati gli anni e il dibattito continua sempre allo stesso modo. con i “pro life” che parlano di “genocidio” di “sterminio”, con le donne che rivendicano un diritto, con i partiti politici che sgomitano per dire la loro, ma nessuno centra il punto. o meglio, i punti fondamentali, quelli che dovrebbero permettere a chiunque di capire che la legge 194 va mantenuta. che è intoccabile.

1° punto: prima della 194 chi abortiva veniva denunciato. sia la donna che aveva abortito, sia chi l’aveva aiutata (spesso un’amica, o la madre, un’altra donna, insomma). l’accusa era pressapoco quella di omicidio. come se queste persone avessero sparato a dei passanti.
ecco, adesso immaginatevi vostra madre. vostra madre di quando eravate bambini che un bel giorno viene presa e arrestata. messa alla gogna per aver compiuto una scelta. magari messa in prigione.
vi sto sentendo state dicendo “poteva pensarci prima”, sì, sì, ci si può sempre pensare prima, ma alzi la mano chi di voi, adulti, con un’attività sessuale non ha mai avuto il dubbio di aver causato una gravidanza, o di essere incinta. tutti possiamo pensarci, ma, a volte, non è così semplice.

2°punto: l’aborto clandestino.
facciamo che non esiste la 194. vi trovate nella condizione di dover abortire. non mi interessa il motivo, dovete farlo e basta.
potete farlo a norma di legge solo se si tratta di un motivo medico, se c’è grave pericolo di vita per la madre.
è il vostro caso? ok allora via libera.
non è il vostro caso? avete due possibilità.
la prima è quella di trovare un medico che, in tutta sicurezza e segretezza, può eseguire l’intervento. ovviamente costa moltissimo, ma voi non avete abbastanza soldi.
arrivate alla seconda possibilità. un’amica di un’amica fa queste cose in casa, sì, anche lei vuole soldi, ma sono molti meno di quelli che vuole il medico.
andate da lei.
un aborto casalingo prevede, a parte le condizioni igeniche pessime, l’utilizzo di cucchiai, ferri da calza e intrugli di dubbia origine. penso che riusciate a capire a cosa serva il ferro da calza. no? immaginatevi uno spillo che buca un palloncino. il cucchiaio fa il suo mestiere, raccoglie ciò che c’è da raccogliere. o, meglio, raschia. sentite che bel suono? raschia.
vi disgusta? scusatemi, ma è così che si fa.

3°punto: il dolore (poi ho finito, promesso)
quelli “pro life” pensano che le donne vadano ad abortire cantando e ballando come in un musical. indossando vestitini sgargianti e pronte a farsi scopare e ingravidare appena uscite dall’ospedale.
cari amici “pro life”, vi devo deludere. aborto è sinonimo di dolore. non c’è donna che non senta dentro una fitta che le stringe il cuore, che non senta per tutta la sua esistenza la mancanza di qualcosa che non è stato.
non mi è mai capitato eppure riesco a capirlo. il dolore dell’assenza. il dolore che si prova nel prendere decisioni del genere.
ripeto: io non so quali possano essere i motivi per cui si compiano certe scelte, spesso sono economici, o dovuti a una situazione familiare difficile.
non mi importa.
io voglio che le donne possano scegliere, che non siano processate da assassine, che non debbano morire dissanguate da qualche parte, che tutte le donne – ricche e povere – abbiano lo stesso trattamento.
perchè è questo il punto. togliere la 194 è togliere possibilità alla povera gente. è togliere un diritto.

scusate la lunghezza, ma quando mi infervoro mi è dura fermarmi.

qui trovate il post di “se non ora quando” che dice molte cose e molto meglio di come le ho dette io

se avete un account Twitter parlate di questo argomento usando l’hastag #Save194

RIP VICINODICASA

il vicino di casa, quello del piano di sotto che picchiava il soffitto a ogni minimo rumore, è morto pochi giorni fa.
non abitava nel palazzo già da qualche mese, probabilmente si è trasferito da dei parenti, o in ospedale, chi lo sa, e la sua assenza faceva più rumore della sua presenza.
i primi giorni eravamo sul chivalà, immaginando potesse tornare da un momento all’altro, e ogni volta che ci cascava qualcosa di mano stavamo con il fiato sospeso, in attesa di un suo colpo.
i giorni sono diventati settimane, nemmeno gli altri condomini avevano sue notizie e un po’ abbiamo iniziato a preoccuparci.
speravamo quasi di risentire i suoi colpi per sapere che era tutto ok.
sì, mi rendo conto che è una cosa da folli, ma, nonostante il fastidio e i momenti di isteria a cui ci portava, non gli avremmo mai augurato qualcosa di male.
dopo mesi di silenzio abbiamo visto l’altra mattina il cartello delle pompe funebri su un muro del centro.
ci siamo intristiti e dispiaciuti, ci siamo sentiti sollevati nel sapere che aveva una famiglia che si è presa cura di lui.
abbiamo scoperto che era una persona abbastanza conosciuta in città e i ricordi sui giornali erano pieni di parole di affetto e di stima. noi abbiamo conosciuto il suo lato peggiore – probabilmente la malattia lo faceva diventare intollerante al mondo – e in molti ci avevano detto che “una volta” non era così, ma poi si era ritirato nel suo mondo.
riposa in pace vicinodicasa, mi dispiace averti insultato, ma eri davvero insopportabile, anche se ora capisco i motivi del tuo delirio.
spero che dove sei adesso ci siano persone tranquille e silenziose.

queen

penso che se dovesse passarmi davanti la regina Elisabetta senza cappellino sgargiante non la riconoscerei

 

grazie a IlPost che pubblica sempre queste belle foto http://www.ilpost.it

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