Passata di Moda

non mi rassegno alla fine dei blog

Archivi per il mese di “marzo, 2012”

Recensione & Riflessione

“E l’inizio arrivò in coda” di e con Daniele Silvestri, Pino Marino e i Soliti Noti.

Trama: Daniele e Pino stanno preparando uno spettacolo che andrà in scena quella sera. Suonano, cantano, ci pensano un po’, ricevono messaggi in segreteria. finiscono le prove, inizia lo spettacolo. l’inizio arrivò in coda. ora è chiaro?

Svolgimento: dai non ve la faccio lunga. non vi descriverò nè scene nè scaletta dei pezzi. non riporterò brani di dialogo. Vi dirò però che lo spettacolo si articola bene, tra gag e momenti seriopoetici (vi piace seriopoetici? l’ho inventato adesso!!!). Suonato daddio, ma ciò è quasi scontato.

Belle emozioni, insomma, ed è quello che conta.

Direi che è tutto.

Ah, no,  scusate, ho un messaggio per Daniele:

Sto giro devo chiederti scusa. Perchè io arrivo, vedo lo spettacolo, se riesco passo a salutarti e morisse che ti (vi) dico “bravi, bello spettacolo”. Lo considero implicito. Ma guarda, tiggiuro, è come se ve lo dicessi. Si certo, ieri, sono arrivata e non ho cagato nessuno perchè quando ho visto il palco ho deciso che ci dovevo salire (voi che leggete: avete presente quella sensazione lì? quella del palco che ti chiama? e la vista che si gode da lassù?). vabbè, però dai, mica ti offendi, no?

in realtà con questo post volevo tentarmi la carta della lusinga random: “oh ma sai che ti ho trovato proprio bene? in formissima, guarda. si forse un’ombra d’argento nei capelli, ma no, era il riflesso della luna. tu sei identico a dieci anni fa, non un giorno in più. anzi sei ringiovanito! ecc..” per cercare di salvare un po’ la situazione.

ma è più forte di me, non riesco a fare i complimenti perchè i complimenti e le lusinghe mi suonano sempre falsi, anche se non lo sono.

E mi rendo conto che, quando c’era da dire “non mi è piaciuto”, l’ho sempre detto.

Il mio “non mi è piaciuto” vale quanto il mio “mi è piaciuto” o pesa di più? oppure valgono zero entrambi, perchè è un commento tra migliaia?

mi sto infilando in un discorso più grande di me, ma volevo arrivare al “non si può essere amici delle rockstar”. ed è vero. non c’è tristezza in sta cosa: io ho i miei amici, le rockstar hanno i loro. mi è dispiaciuto non farvi i complimenti perchè è stato davvero un bello spettacolo e siete stati eccellenti. ma ora della fine mi sono accorta che tu avrai dormito lo stesso, come io ho dormito lo stesso. non ti sarai girato nel letto pensando “oddio, ma Aquellatiziachevedodaunavitamachenonmiricordocomesichiama sarà piaciuto?” come non penso che prima di un concerto in una città particolare pensi “siamo a Castellammare di Stabia, di solito qui viene Gennaro con il suo amico Rino”.

No. ed è meravigliosamente normale.

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Riflessioni post concerto

la musica fa bene. la musica mi fa bene.

prepararsi per andare a un concerto è uno dei piaceri della vita.

sentire suonare bene, vedere uno spettacolo bello nella sua semplicità, avere le vibrazioni dei bassi nella pancia, percepire le parole dette – cantate – con tutta la pelle ed emozionarsi. valgono il viaggio, le macchine troppo veloci che sfrecciano accanto e le litigate con il tom tom.

le amiche giuste sanno ridere con te anche delle peggio cazzate.

i pompieri risvegliano anche gli animi più sopiti.

vedere un teatro immenso stando sul proscenio è una cosa che non riesco nemmeno a spiegare. lassù si sta davvero in pace con il mondo.

un abbraccio e un “come stai?” bastano per tornare indietro di dieci anni.

salire in macchina ridendo e cantando.

finire la serata a letto, davanti al pc e avere solo una frase in testa “non si può essere amici delle rockstar” (da “almost famous”, grande film) e scriverla sorridendo.

la valletta (no, non parlo di Malta)

da anni dico che voglio fare la valletta a sanremo.

tutto è cominciato prima di un’edizione di Pippo Baudo, una decina di anni fa. Gli chiesero come sarebbe stata la sua valletta e lui disse:”sarà una ragazza normale, una ragazza di oggi, simpatica e capace di parlare”.

Stavo mangiando e dissi: “vabbuò, allora vado io”.

ovviamente quell’anno ad affiancarlo ci furono due stangone che articolavano a malapena la classica frase “di Coccomaro, Riccardi, Zurlini “la noia d’amore” canta Benedetto Ricciardulli”.

e ogni anno, da qualunque conduttore, ho sentito dire “sarà una ragazza acqua e sapone”. Sapete anche voi come è andata.

Ecco. io voglio diventare valletta di Sanremo. Dai, non ditemi che sono pazza. Sarebbe un’idea da paura a livello di marketing: una tizia qualsiasi, piena di difetti, ma non proprio orrida (che pettinata e vestita bene faccio ancora la mia porca figura), capace di presentare cantanti e televendite (su, dai, almeno l’italiano lo so, so reagire all’imprevisto e sono piuttosto spiritosa) e con un po’ di impegno posso anche stare sui tacchi senza uccidermi. Ah, mi piace anche la musica e dire “giuria demoscopica” è uno dei miei sogni

Immaginatevi i titoli, le copertine.

“Elena, la ragazza normale” “Finalmente una come noi” “Le modelle insorgono: cos’ha lei che noi non abbiamo?”

Certo, ci saranno anche le critiche. Diranno: “è un cesso”

Ma l’hanno detto anche di Ivanka, quindi non mi preoccupo.

 

Insomma, che ne dite? Si può fare?

Sono pronta per Sanremo 2013. Facciamolo finchè sono giovane! 🙂

Mi aiutate?

 

velocemente

il programma di Augias che danno su rai3 dopo blob mi riconcilia con la TV (soprattutto dopo Barbarossa!)

 

percezioni

ho messo su il dvd dello spettacolo fatto a febbraio per verificare se funzionasse.

ho visto delle scene chiedendomi “ma chi è quella tizia piccoletta e troppo grassa vestita di merda che si agita sul palco con la vocetta stridula?”

mi sono resa conto di essere io.

ho una percezione completamente diversa di me: una voce più bella, uno sguardo più intenso, un po’ più alta e soprattutto molto più magra.

penso che guarderò ogni giorno queste immagini registrate, tipo tortura di guantanamo. intanto cerco una soluzione.

migliorare la voce? parlerò con un tono più basso

lo sguardo? mi truccherò un po’ meglio

l’altezza? vabbè non è mai stata un problema

la ciccia? sto pranzando con un passato di verdura senza pane.

mi sento già molto più magra.

 

#barbarossa (prima parte)

“a ogni battuta pronunciata nel Barbarossa su Rai uno un maestro di storia muore”

stasera ho guardato la fiction – che in origine era un film per il cinema – “Barbarossa”.

La storia, in teoria, è quella del tentativo di Federico I detto il Barbarossa di sottomettere un sacco di nazioni al suo Impero per rinverdire i fasti di Carlo Magno e anche di più.

In pratica è la storia della tenace resistenza che Alberto da Giussano e i suoi compaesani fecero contro il Barbarossa per non essere sottomessi. Ma detta così sembra una storia normale.

No.

Alby e i suoi Lumbard sono tipo i Braveheart, quelli di Sparta e gli amici del Gladiatore tutti insieme: siamo pochi rozzi, con le pezze al culo ma vogliamo la Libbertà, mentre i tedeschi sono dei tizi rossicci con gli occhi larghi e l’espressione vuota. L’Imperatore – interpretato da Rutger Hauer, mica paglia – rischia di morire in maniera idiota almeno due o tre volte – sempre affogando, perchè così gli hanno predetto e noi, gli spettatori, dovremmo preoccuparci della sua sorte – e conquista città con una facilità che nemmeno una buona mano di Risiko… ma Giussano è un osso duro.

Hanno scavato un FOSSATO – inzomma, fossato, una pozza di un metro per uno – e il Barbarossa ha commentato “molto furbi” e si è preoccupato tantissimo – si, sa, appena vede un po’ d’acqua si mette un po’ d’ansia – e durante gli scavi la Pazza Locale, una tizia tarantolata in preda di visioni assurde, è andata in estasi mistica.

Parlava in latino e hanno chiamato il Vescovo a tradurla: “Parla dei Re Magi”

Scava che ti scava trovano una cripta con le SACRE RELIQUIE dei tre Magi messe in ordine su un altare che manco aveva un filo di polvere e tutto era illuminato a giorno. Però la PazzaLocale ha visto pure del sangue grondare dai muri e tutti si sono incazzati con lei. Non l’hanno ancora bruciata, però. (Domani c’è la seconda parte, basta aspettare).

Alby – interpretato da Raz de Gan e ho detto tutto – è inutilissimo: ha passato la prima metà del film a provarci con la Pazza Locale e poi in un letto ammalato. L’altra metà a dire robe a testa bassa su quanto sono invincibili loro Lumbard.

Nelle ultime scene ha ucciso con delle frecce i suoi fratelli, ma non ho capito perchè.

Le scenografie, almeno si salvano? Macchè.

Erano fantastiche per un videogame – cioè se era un gioco della PS dicevo “guarda che figo il castello!” ma in un film sono inguardabili – gli interni tristissimi:

Residenza dell’imperatore: salone dove succede tutto – camera da letto. fine.

Lumbardia: mura – salone con tavolo (probabilmente lo stesso dell’imperatore) – bottega del fabbro/casa di Alby

Gli esterni girati tutti strettistretti per non far capire che era il Parco di Monza.

Ammetto di non essere molto ferrata in storia, ma ho come il dubbio che, quantomeno, ci sia molta, molta, libertà nel come i fatti sono stati raccontati, in più ho scoperto che questo film è stato fortemente voluto dalla Lega Nord – ettecredo – che ha sollecitato, e ottenuto, finanziamenti pubblici per l’opera (su questo non discuto: ogni anno finanziamo le peggio cose, ci sarebbe da fare un trattato e io non sono nè un politico, nè un’economista).

Come appassionata di cinema, però, qualcosa posso e voglio dirlo:

dobbiamo -dovete?- piantarla di trasmettere cose del genere in prima serata su Rai Uno. Già con la Certosa di Parma si era rasentato il ridicolo, con questo Barbarossa siamo arrivati a un pessimo livello.

Scenografie tristi, povere, piatte. Recitazione in gran parte dei casi scarsa, poca espressività degli attori, movimenti isterici, atteggiamenti da fumetto. Sceneggiatura…vabbè ma mi pare brutto anche insistere. Battute come “crolleranno le Torri di Milano,arh arh arh” (torri?!? che torri?!? la torre Velasca è l’unica che mi viene in mente) o “mio signore crescerò per te” (detta dalla sposa-bambina del Barbarossa) o questo bel dialogo:

“bel ponte che hanno fatto i veneti”

“ah, sì. sono abili costruttori e poi sono fedeli”

“si, i veneti rispettano le tradizioni”

a me sembra scritto con il “generatore automatico di frasi da fiction”.

So benissimo che io non sono nessuno per giudicare, come ho detto non sono che un’appassionata di cinema e televisione, ma da appassionata mi prendo il diritto di dire che ciò che ho visto non mi è piaciuto. E non penso sia costato due soldi, no? Ci sono delle cose fatte bene, ci sono anche attori bravi – cazzo c’è pure F. Murray Abram, lui, Salieri! – si vede che c’è uno studio dietro, ma non basta. Non per me che sono davanti alla televisione e mi aspetto, magari, di imparare qualcosa guardando una fiction storica – anche se si basa  su un personaggio leggendario come Alberto da Giussano, ma a scuola la spiegano senza scomodare i remagi e senza esplosioni di palle di fuoco che arrivano dal cielo –

Come mi aspettavo qualcosa dalla Certosa di Parma. O da Walter Chiari (che è comunque quella più bella che ho visto), ma non posso più fidarmi. Non posso credere di aver appreso come è andata DAVVERO la storia dei Lumbard VS Barbarossi. Non so se la Zia della Certosa era davvero così maiala, non so se Walter Chiari era davvero così imbecille da farsi spillare soldi da chiunque.

Ecco, tutto qua, a me piace imparare delle cose nuove, spegnere la tv soddisfatta. Stasera non è successo e domani sera guarderò Jersey Shore che, almeno, non vado incontro a sorprese. So già in partenza che è robaccia, ma è robaccia divertente.

ho visto uno spettacolo

stasera ho visto uno spettacolo di “teatrocanzone”.

molta musica, un attore monologante, i suonatori come comprimari.

ho riso molto, ho riflettuto su alcune cose, ho fatto un paio di sospiri e alcune volte avrei voluto applaudire, ma la mia legge me lo vieta, si applaude alla fine.

uno spettacolo autobiografico – sì, forse, in parte – ma la cui storia non rimane ferma e appiccicata a chi l’ha scritta, la storia è un po’ quella di molti di noi – tutti? – che combattiamo tra i “si deve fare così” e i “voglio fare così”. una storia sulla solitudine. una storia che fa sbellicare, perchè ci siamo tutti nelle goffaggini del protagonista, perchè vedere uno a cui “va peggio” ci fa sempre ridere. in più il protagonista ha un pensiero ricorrente: il suo funerale.

non sono brava come recensitrice, quindi vi mando direttamente al sito dello spettacolo.

La Paura di Demetrio

guardatevi i video, leggete le info e guardate le foto.

 

 

sono diventata anziana

mi hanno invitato a una festa di compleanno.

in un locale che non conosco, che è nello stesso posto di un locale che frequentavo anni fa

io: ah! ma lì c’era quel pub di metallari…come si chiamava? vabbè quello lì

X: ehm sì ma ora è un locale di latinoamericano. vieni?

ecco. latinoamericano. quello è solo uno dei problemi. l’altro problema è:

X: dai vieni! ci sarà un sacco di gente!!!

la gente. le persone. molte delle quali hanno una decina di anni meno di me. tanta gente giovane. ripetiamo insieme. tanta/gente/giovane.

con il latinoamericano.

ovviamente ho detto no. non posso farcela.

oggi sono diventata anziana.

La più breve storia d’amore che abbia mai vissuto

La più breve storia d’amore della mia vita l’ho vissuta che avevo circa vent’anni.

Una parente mi chiese di andare in farmacia per prenderle una cosa, mi diede la ricetta e io nemmeno l’aprii. Arrivata nel negozio dietro al bancone vidi lui: alto, capelli rossi, barbetta, occhiali e due occhi verdi verdi , una roba da perdersi dentro.

E io mi persi. E si perse anche lui, perché passammo qualche secondo in silenzio a guardarci negli occhi dopo esserci detti “ciao”. Un sorriso imbarazzato, un po’ di rossore sulle mie e sulle sue guance. Lui era bello come un moschettiere, io ero bella perché avevo vent’anni e la primavera addosso.

Lui mi chiese di cosa avevo bisogno e io con il batticuore gli porsi la ricetta, le nostre dita si sfiorarono e sentimmo un brivido percorrere i nostri corpi.

Continuavamo a sorriderci.

Lui lesse la ricetta e il sorriso si spense, mi disse:”è lì, nello scaffale accanto a te, quella bottiglia verde”.

Io la presi, lui fece lo scontrino e io pagai. Non mi guardava più negli occhi non mi sorrideva più.

Io avevo il batticuore e non capivo cosa fosse accaduto. Arrivai alla porta e tirai fuori la bottiglia dal sacchetto e lessi cosa c’era scritto. Il cuore si fermò.

Mi voltai con la voglia di urlargli “non è per me, ti giuro” ma non lo feci, perché lui non mi guardava più, fissava un punto nel vuoto.

Uscii piena di rabbia. Finì così la mia più breve storia d’amore.

Sulla bottiglia c’era scritto: indicato per la cura delle infezioni vaginali.

Le puttane del mio palazzo

le puttane del mio palazzo sono due, o tre. non si sa.

in realtà non si sa se sono delle puttane o delle festaiole con un bel giro di amici.

la notizia me l’ha data il Radar, la pettegola del condominio, colei che tutto sa e tutto vede.

ha corredato le sue informazioni con esclamazioni del tipo: “la moralità” “è impossibile” “il rumore di notte” “e i bambini?chi pensa ai bambini?”.

ovviamente hanno già allertato l’amministratore e mi sembra anche giusto, ma…

da quando le ho parlato mi son resa conto di sapere ben poco sulle leggi anti o pro prostituzione e ho capito di non essere del tutto contraria alla faccenda: se dipendesse solo da me le lascerei nel loro appartemento da appuntamenti finchè ne hanno voglia.

dando per scontato che siano maggiorenni, in regola e consenzienti (informazioni che non ho, ma credo che lo siano)

il fatto che facciano questo lavoro non mi sconvolge moralmente. non lo farei, ma come non farei l’operaia in fonderia o il dentista.

il via vai di clienti non è così fastidioso, perchè la casa ha un ingresso indipendente e non passano nemmeno nell’atrio del condominio, arrivano dalla strada e escono dalla strada (e arrivano a piedi perchè con la macchina non si può entrare)

i bambini? apparte che nessuno si è lamentato quando hanno messo il divieto di giocare in cortile (dove eravate, eh? dove!??!), che volete che je freghi ai bambini delle signore del primopiano? non penso che gli interessi l’articolo, non ancora. quando saranno adolescenti sapranno come investire la paghetta in tutta sicurezza.

eppoi c’è il rumore. la signora che abita sopra le nostre fanciulle in fiore dice che fino all’una di notte queste fanno rumore. come già sapete io ho un pazzo al piano di sotto che bussa d’improvviso e a ogni ora del giorno e della notte. se mi mandano via le lavoratrici perchè fanno rumore esigerò l’allontanamento del pazzo.

insomma, ho scoperto che sono molto tollerante sulla professione delle signorine e ho ragionato un po’ questa mattina e ho capito che l’argomento è piuttosto complesso per me, per le poche cose che so, ma penso che davvero sarebbe giusto che le puttane del mio palazzo possano fare le puttane serenamente, come un’attività vera, con orari, regole, controlli. e senza radar spioni che si preoccupano di loro.

 

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